Due promessi sposi che si giurano amore eterno tra le tende del «Villaggio Brescia» a Buja. È il 15 maggio 1976. Tra le centinaia di immagini che compongono l’archivio fotografico del GdB sul terremoto in Friuli, quelle di Anna Carla e Pierino colpiscono dritto al cuore: la sobrietà di un «sì» celebrato mentre intorno tutto è polvere. Quel giorno, i due ragazzi incarnavano perfettamente il titolo del Messaggero Veneto uscito poche ore dopo il sisma: «Una gran voglia di vivere». La stessa forza con cui il popolo friulano scelse di rialzarsi subito dopo la catastrofe del 6 maggio.
Onda d’urto di solidarietà
La tremenda scossa dell’Orcolat – il mostro della mitologia popolare friulana – non si limitò a seminare morte e distruzione nel Nord-Est; si fece sentire distintamente anche a Brescia. Ma se nelle case bresciane fu solo un brivido di paura, nei giorni e mesi si trasformò in un’ondata di solidarietà senza precedenti.
I bresciani furono in prima linea, prima nell'assistenza d'emergenza e poi nella ricostruzione, contribuendo a far nascere quella cultura della Protezione Civile che sarebbe diventata un modello nazionale. L’archivio del nostro giornale custodisce tracce indelebili di quei giorni. Tra queste, uno scatto Ansa dal sapore quasi profetico e tragicamente sarcastico: la locandina del film proiettato a Buia la sera del sisma, La città verrà distrutta all’alba.
Villaggio Brescia a Andreotti

Un capitolo centrale di questo racconto iconografico riguarda la nascita del «Villaggio Brescia» nella frazione di Ursinis Piccolo. Realizzato sulla scorta dell'esperienza dei «Villaggi Marcolini», il sito passò rapidamente dalle tende ai prefabbricati. Il primo nucleo fu inaugurato l'11 luglio 1976 dall’allora amministratore delegato del GdB, Silvio Pellizzari; pochi mesi dopo, a settembre, ricevette la visita del Presidente del Consiglio Giulio Andreotti. Il legame tra le due comunità si è poi consolidato nei decenni, come testimoniano le foto della delegazione guidata dal sindaco Mino Martinazzoli e dal direttore del GdB Giambattista Lanzani in visita a Buia nel 1996, vent'anni dopo.
Catena del bene: 220 milioni. Dalle cartelle dell’archivio riemerge la cronaca di una mobilitazione corale. La sottoscrizione lanciata tra i nostri lettori raccolse la cifra, per l'epoca straordinaria, di 220 milioni di lire. Le immagini dell'agenzia Eden documentano ogni anello di questa catena. Gli scout in Vescovado che smistano aiuti sotto la guida di un sacerdote in abito talare; la colonna di soccorso organizzata dal GdB in partenza dal cortile di via Solferino; l'inviato Danilo Tamagnini tra i camionisti in tuta bianca in una pausa del viaggio verso il Friuli. Fu un impegno corale: dai laterizi inviati da Capriano, San Zeno e Gottolengo agli aiuti raccolti a Calvisano, fino alla colonna di 40 roulotte pronte a essere caricate su un treno per garantire un tetto prima del gelo invernale.
Lieto fine sul Garda

E poi, a chiudere il cerchio, tornano ancora loro: Anna Carla e Pierino. Gli «sposini di Buia» coronarono il loro sogno con una luna di miele a Sirmione, ospiti nella località tanto cara a Catullo. Prima di rientrare in Friuli, passarono dalla redazione del GdB per un saluto caloroso dal direttore Vincenzo Cecchini. Un’immagine di speranza che, a distanza di cinquant'anni, splende ancora tra le macerie del passato.



