Pietro ed Elda, i vuoti della storia ricostruiti grazie all’AI

Ricostruire il racconto di episodi di vita a partire da ricordi frammentari, localizzazioni geografiche un po’ confuse o nomi leggermente storpiati. E col supporto di documenti personali ed evidenze storiche globali. È da qui che la famiglia di Elda Faustinelli e Pietro Cossetti è partita a caccia delle connessioni e alla ricerca delle informazioni per riempire i vuoti. L’obiettivo? Ricostruire con precisione e verità una vicenda umana dai contorni epici e poetici.
Una miniera di ricordi
In particolare si deve all’intuizione di Pierpaolo Palazzoli, compagno di Laura Medeghini, figlia di Donata Cassetti e, dunque, nipote di Pietro ed Elda, la ricostruzione puntuale delle loro vicende. Pierpaolo lavora in A2A e si occupa di innovazione: l’Intelligenza Artificiale è il suo pane quotidiano ed ha deciso di utilizzarla come assistente alla ricerca storica. «I racconti di Piero erano frammentari e a volte confusi, ma sua figlia Donata ha conservato decine di documenti e fotografie - racconta -. In aggiunta c’erano le confidenze fatte da Elda e da sua sorella, la zia Rina, che ha 104 anni ma è ancora lucida».

«Sono partito dai punti fermi, come il numero di matricola e quello di prigioniero, che Piero ricordava in tedesco. Lui era convinto di essere stato deportato ad Assen, così lo pronunciava lui. Ma con l’AI sono risalito alla stazione di Theißen. Era convinto di aver lavorato per l’acciaieria Thyssen e invece fu messo a scavare in miniera per la Brabag. L’AI ha confermato anche i suoi ricordi di aver dormito in baracche confinanti con un campo di sterminio: era quello di Rehmsdorf, un sottocampo di Buchenwald».

Grazie all’utilizzo della tecnologia, Pierpaolo trova conferma anche ai racconti di Elda, e in particolare alla presenza di centri radio piazzati strategicamente dai tedeschi a una distanza sicura dall’Aeroporto di Ghedi. «Ho trovato conferma dei raid aerei per cercare di intercettarli e bloccare le comunicazioni - spiega - e l’AI mi ha aiutato anche a ricostruire la data esatta del bombardamento a cui è scampata nonna Elda a Brescia, rifugiandosi sotto la Galleria Tito Speri. I documenti conservati da Donata sono stati di enorme aiuto, ma forse senza la tecnologia questa vicenda avrebbe ancora troppi misteri e troppi buchi». I nodi, invece, sono stati sciolti e i vuoti riempiti: resta all’immaginazione colorare di sentimento una cronaca che dal rosso sangue al nero cenere si tinge, infine, di rosa.
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