Storie

Guerrato e l’An Brescia, dall’esordio a 16 anni al ritorno

Vincenzo Cito
Non sempre i treni passano due volte: per il giocatore di pallanuoto classe 1997 è invece successo
Guerrato in acqua - © www.giornaledibrescia.it
Guerrato in acqua - © www.giornaledibrescia.it
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Si dice che certi treni passino una sola volta nella vita. Stefano Guerrato , classe 1997, è uno dei pochi che è riuscito a risalirci grazie alla forza personale.

Quando era entrato nella prima squadra dell’An Brescia aveva appena 16 anni e un luminoso futuro davanti, confortato da costanti progressi soprattutto nei tornei giovanili. Pur tra campioni come Bertoli, Molina, Presciutti e Rizzo riuscì a guadagnarsi i primi spazi in acqua nel torneo 2014-15 e nella stagione successiva conquistò l’Eurocup dopo i due successi sul Sintez Kazan. Nel 2018 nella finale di Coppa Italia persa con Recco (5-7) fu lui a fermare un’offensiva avversaria assieme a Guidi propiziando il 2-0 di Nicholas Presciutti.

Ormai giocatore affidabile, ecco Stefano andare a segno nella stagione 2018-19 in un infuocato derby di Champions contro Recco e poi arrivò il Covid a cristallizzare tutto il mondo, anche quello dello sport.

«Il campionato si interruppe dopo sedici turni – ricorda oggi – l’anno dopo seguirono mesi di confusione e, tra giocatori che andavano e altri che venivano, di punto in bianco mi ritrovai senza squadra». Enorme la delusione. «Di offerte ne arrivarono, particolarmente insistente quella di Bologna, che però sarebbe ripartita dalla B». Quindi il primo raggio di luce. «La società emiliana fu ripescata in A2, e allora il salto mi sembrò meno traumatico».

Il particolare

Fondamentale l’opera di persuasione del direttore sportivo Arnaldo Deserti: fu lui, non il giocatore, a inserire una clausola nel contratto: se il club d’origine lo avesse richiamato, il ragazzo se ne sarebbe tornato a casa. Intanto Brescia vinceva il suo secondo scudetto della storia, con Guerrato in veste di tifoso invece che di giocatore: altro boccone duro da mandar giù.

La festa promozione con Bologna
La festa promozione con Bologna

Eppure il pallanuotista bresciano non ha mollato mai e a Bologna la sua carriera è ripartita, pur con l’amarezza di una finale play off persa contro Anzio: «Ci siamo subito rifatti, nel 2021-22 siamo stati promossi dopo aver dominato la stagione». E l’anno dopo Guerrato si è ripreso quella A1 che gli era sfuggita quattro anni prima e, da assoluto protagonista, ha contribuito a conservarla dopo tre battaglie nei play out contro Salerno. Ormai era evidente a tutti, Stefano era evidentemente pronto per tornare a casa.

Riscossa

C’è chi si costruisce continui alibi, Guerrato nelle difficoltà ha invece sempre trovato nuovi stimoli. Nell’An Brescia del nuovo corso, quella dei tanti giocatori valorizzati in casa, Stefano non ha affatto faticato a inserirsi e ha provato forse la gioia più grande della carriera, quella della conquista della Coppa Italia ai rigori contro Recco il 12 aprile di due anni fa, proprio a Genova in casa dei liguri.

I festeggiamenti per la Coppa Italia
I festeggiamenti per la Coppa Italia

E nella scorsa stagione è arrivata la definitiva consacrazione, in una squadra ulteriormente ringiovanita. Mai in svantaggio nella finale-1 scudetto contro Recco, a Mompiano l’An vinse 12-8 e ben 8 gol furono segnati da ragazzi cresciuti nel vivaio. Guerrato firmò una squassante doppietta in momenti topici del match e il suo nome è finito sul taccuino del ct azzurro Alessandro Campagna. Poi è stata ancora Recco a prendersi il titolo ma per Stefano, ormai la carriera era definitivamente svoltata.

Momento duro

Invece la vita gli ha posto davanti, all’improvviso, la prova più dura perché nello scorso settembre è scomparso il papà Matteo, ex giocatore e allenatore che l’aveva spinto alla pallanuoto. È seguito un lungo stop per una tendinite al dito della mano destra ed è saltata la convocazione agli Europei di pallanuoto: un periodo buio da cui il giovane è uscito grazie anche all’affetto della famiglia.

Le tante ferite lo hanno colpito, non abbattuto: ora è tornato in acqua più agguerrito che mai, in lieta assonanza col suo cognome, perché si sente ancora in forte credito col destino. «E ho ancora tanto da migliorare – ammette - nella visione del gioco, nella difesa sul centroboa e nel tiro in porta». E ora rituffati nella vita Stefano, vai a prenderti tutto quello che ti è stato tolto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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