Una bresciana tra mille pianeti: la missione spaziale di Costanza Azzini

Ha 25 anni, ha studiato all’Arnaldo e vive a Londra, dove lavora al lancio del telescopio Ariel del programma scientifico dell’Agenzia spaziale europea
Costanza Azzini
Costanza Azzini
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Distanze tra città, poi tra Paesi. Ora addirittura tra pianeti. È questa la traiettoria di Costanza Azzini, venticinquenne bresciana con la passione per i viaggi e la natura che adesso lavora a Londra all’interno di una missione scientifica internazionale che coinvolge oltre 600 esperti di 19 Paesi del mondo e mira a studiare mille pianeti che si trovano al di fuori del Sistema solare.

Da Seul al Texas

La sua è una carriera trasversale ai Continenti. Dopo aver frequentato il biennio al liceo classico Arnaldo di Brescia, Costanza si è trasferita nel 2016 nel Regno Unito, dove ha conseguito l’International Baccalaureate, un diploma valido in tutto il mondo. Si è poi laureata in Relazioni internazionali al King’s College London. E con una borsa di studio è volata a Seul. Successivamente un master biennale in diplomazia alla Leiden Universiteit, in Olanda, le ha permesso di fare due esperienze non da poco: uno stage all’Ambasciata del Messico a L’Aia e un periodo di ricerca all’Agenzia spaziale giapponese Jaxa di Tokyo.

La svolta è arrivata con la borsa di studio dell’Esa (l’Agenzia spaziale europea) che l’ha portata a Houston a partecipare a un corso dell’International space university, in collaborazione con la Nasa. Lì, nel cuore del Texas, si è consolidato il legame tra Costanza e... lo spazio, che oggi è diventato il suo ambito di lavoro. Attualmente - oltre ad essere impegnata in un dottorato di ricerca in space policy - è policy officer per l’Ariel mission consortium (Amc), una collaborazione scientifica e tecnica tra 15 Paesi europei, la Nasa, l’Agenzia spaziale canadese e la Jaxa.

Dove e come

Ariel è una delle missioni più ambiziose del programma scientifico dell’Esa: prevede che tra qualche anno (si parla del 2029) un super telescopio venga lanciato nello spazio per analizzare l’atmosfera di mille esopianeti (o meglio quei pianeti che si trovano al di fuori del Sistema solare), con lo scopo di comprendere la loro evoluzione, le relazioni con le stelle di riferimento e, in prospettiva, le condizioni che potrebbero permettere la vita.

Seicento esperti al lavoro per il progetto Ariel
Seicento esperti al lavoro per il progetto Ariel

«Il lancio sarà condotto dall’Esa – precisa la giovane –. La costruzione del telescopio e gli studi scientifici che lo riguardano sono, invece, a cura del consorzio». Costanza fa notare che «Ariel è una vera e propria missione perché richiede una cooperazione costante e complessa tra Paesi, istituzioni e persone. È un progetto pensato per il bene comune, basato sulla condivisione dei dati e sull’impegno a lungo termine. È una missione scientifica, ma anche culturale e diplomatica». Nella sede interna al King’s College London la giovane bresciana collabora con il responsabile della missione occupandosi di relazioni internazionali e policy dell’Amc. «Seguo anche i contatti con il Governo britannico – aggiunge – e ho collaborato alla presentazione ufficiale della missione alla House of Lords».

Perché all’estero

Nonostante le esperienze all’estero e le prospettive internazionali, Costanza conserva un legame profondo con l’Italia e in particolare Brescia: «Il sistema educativo italiano, gratuito e accessibile a tutti, è qualcosa di prezioso e raro. Il metodo di studio che ho appreso al liceo Arnaldo mi ha aiutata moltissimo, anche fuori dal Paese. E non dimentico che la mia primissima esperienza lavorativa, a 14 anni, è stata proprio uno stage al Giornale di Brescia: ne conservo un ricordo speciale». Alla domanda se tornerà risponde con sincerità: «L’Italia mi manca, come manca a tanti giovani che sono partiti per cercare migliori opportunità. Il sogno è quello di poter restituire al mio Paese ciò che sto imparando. Speriamo che in futuro non sia più necessario lasciare casa per realizzarsi».

Costanza ammette di «essere sempre stata una persona fantasiosa. Da piccola sognavo un lavoro speciale, che portasse beneficio alla società. Lavorare nello spazio mi ha insegnato che il concetto di futuro è relativo. Ma una cosa la so: vivere in ambienti internazionali è un’occasione unica per sfidare se stessi, migliorarsi e costruire ponti». E trovare un pezzo di casa in ogni luogo in cui ci si ferma.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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