Dov’è il Graal? È questa la domanda delle domande. Ancora: il Graal è, come vuole la tradizione letteraria, la coppa con cui Gesù celebrò l’ultima cena e nella quale Giuseppe D’Arimatea raccolse il sangue di Cristo dopo la crocifissione o è altro, come ci ha raccontato con un abbondante surplus di fantasia Dan Brown nel Codice Da Vinci? E l’immenso tesoro che da Gerusalemme i cavalieri templari portarono in Europa, dov’è finito? Chi meglio di un templare ci può rispondere?
«Dico subito che io del Graal, e del presunto favoloso tesoro, non so niente». Paolo Bettoncelli accompagna la dichiarazione che smorza sul nascere la nostra indagine para esoterica con una sonora risata. Perché lui è sì un templare, ma come tutti i confratelli di quello che fu un ordine cavalleresco prende questa appartenenza molto sul serio. Scordiamoci quindi i due templari che in Indiana Jones custodiscono per l’eternità il Graal.
Perché un giovane che lavora in un’agenzia web sceglie di mettere il mantello bianco con la croce e diventare un templare?
Si può capirlo se prima facciamo una premessa. Noi templari non siamo qualcosa di folkloristico, non siamo un gruppo di persone che si ritrovano, non siamo una rievocazione storica. Alla base della nostra scelta c’è quella che definirei una vera e propria vocazione cavalleresca.

Converrà che vestirsi come cavalieri che ottocento anni fa proteggevano i pellegrini in Terra Santa può apparire quantomeno eccentrico.
Lo è se ci si ferma all’apparenza, ripeto: noi non siamo un gruppo di rievocazione storica. Noi templari continuiamo proprio nell’impegno dei nostri antichi confratelli. Durante il Giubileo, per esempio, abbiamo custodito chiese e accompagnato i pellegrini. Esattamente come un tempo in Terra Santa.
Voi siete i discendenti ufficiali dei templari?
Sì, non siamo più un ordine cavalleresco, ma un’associazione Aps, che si chiama Templari Oggi. In futuro potrebbe esserci un’ulteriore evoluzione nel solco della nostra tradizione.
Lei ha detto che ha avuto una vocazione cavalleresca, cioè?
In questo momento storico così particolare io ho sentito una vera e propria chiamata al mio impegno, la considero una testimonianza di fede molto forte. Quando indossiamo la nostra divisa indichiamo anche esteticamente la nostra vocazione personale a testimoniare Cristo in ogni luogo nel quale siamo presenti. E ovviamente nella nostra vita quotidiana.

È una scelta che richiede quindi impegno e coerenza?
Non c’è dubbio, essere templare non significa mettersi un mantello. Significa spendere la propria vita per una causa bene precisa, noi siamo pienamente al servizio della Chiesa, come i nostri primi confratelli che rispondevano direttamente al Papa.
Vi chiamate confratelli?
Esatto, i primi templari erano frati. Noi siamo dei laici, uomini e donne (attualmente sono il 20% in crescita: siamo cavalieri templari e dame.
Lei veste i panni di un cavaliere medievale e poi lavora con l’intelligenza artificiale, come si concilia tutto questo?
Diciamo che nella mia vita agiscono spinte eccentriche, vivo la modernità guardandola con gli occhi di chi crede nella tradizione e nei suoi valori.
Quindi lei appartiene al filone dei cattolici tradizionalisti?
Non amo questa catalogazione delle appartenenze. Io la mia fede in Cristo, e la testimonio ogni giorno, sia che indossi la divisa da templare sia che non la indossi, e tutto questo nella totale fedeltà alla Chiesa cattolica e al Papa. Siamo tradizionali, ma non tradizionalisti.

Però tra la messe con le chitarre e quelle con i canti gregoriani immagino preferisca le seconde.
Ripeto: non vogliamo etichette. Poi se devo fare una considerazione personale, ritengo che la messa in latino abbia vibrazioni più profonde, ma è un mio sentire personale. Poi anche sulla tradizione dobbiamo intenderci, Gesù parlava in aramaico, quindi? Per noi templari conta la sostanza, che è la fede.
Ci sono anche templari che vendono cariche.
Non siamo noi, si spacciano per templari ma non lo sono. Gli unici templari ufficiali siamo noi, il nostro maestro nazionale è Mauro Giorgio Ferretti, una persona straordinaria che si impegna perché i templari tornino a essere sempre più protagonisti nella vita della Chiesa e non solo.
Cioè?
Abbiamo fatto anche un accordo con il Ministero di Giustizia per accogliere persone che devono fare lavori di pubblica utilità.
Quanti siete?
Nel 2006 eravamo trenta in Italia, ora siamo 3.500 in tutto il mondo, e siamo in continua crescita.

C’è chi vi vede come massoni?
Perché non ci conosce e non conosce la storia, già nel 1717 era stato chiarito nettamente che tra i templari e la massoneria non poteva esserci nessun legame.
Ci lasciamo quindi senza che abbia soddisfatto le mie curiosità sul Graal.
È certamente un mito molto affascinante. Personalmente ritengo che la ricerca del Graal rappresenti in realtà la ricerca della propria parte più profonda. È un viaggio alla scoperta della propria fede.
Ora siamo soddisfatti, grazie.




