Storie

«Quando tutto brucia e non ti resta niente»: la vita dopo l’incendio

Due storie dalla Bassa e dalla Valle Sabbia raccontano cosa resta dopo un rogo domestico: il dolore per ciò che si perde, la burocrazia, i rimborsi, l’aiuto della comunità
In pochi minuti il rogo distrugge i ricordi di una vita © www.giornaledibrescia.it
In pochi minuti il rogo distrugge i ricordi di una vita © www.giornaledibrescia.it
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«Ti rendi conto in un attimo che non hai in mano più niente». A distanza di un anno dall’incendio che ha distrutto la casa di famiglia, c’è il giusto distacco nel ricordare quella maledetta sera che ha cambiato tutto.

La donna che torna al gennaio del 2025, quando le fiamme hanno distrutto tutti e tre i piani della palazzina in cui viveva col marito e i due figli nella Bassa Bresciana, ha la voce ferma, ricostruisce i passaggi burocratici con precisione e lucidità, anche se è chiaramente «un capitolo estremamente doloroso».

Danni e burocrazia

«Tra i danni del fuoco e quelli dell’acqua, abbiamo dovuto fare interventi massicci per ricostruire la nostra casa. L’incendio - ricostruisce - è scoppiano nel piano di mezzo ed è stata quindi intaccata tutta la struttura».

La voce si fa un po’ più allegra quando dice che nell’arco di un mese rientreranno a casa, ma, certo, tredici mesi sono stati lunghi e impegnativi.

«Il tetto in legno è stato divorato dalle fiamme: lì, al secondo piano, sono andate distrutte le camere dei nostri due figli, con tutto quello che c’era dentro, dai vestiti ai ricordi. Capita a volte di dimenticarsi di quel che è successo, di cercare qualcosa e di realizzare poi che non c’è più, perché l’incendio l’ha portata via».

A fiamme spente, si fanno i conti con un doppio fronte: quello affettivo e quello burocratico. «Per fortuna - ammette - avevamo stipulato una polizza assicurativa che copriva più e più voci, ma i tempi sono stati lunghi: l’incendio risale a gennaio 2025, la prima tranche del risarcimento l’abbiamo vista a ottobre. Abbiamo anticipato le spese per velocizzare i tempi, ma con l’incognita del come e di quanto sarebbe arrivato dall’assicurazione. Il saldo della liquidazione arriverà nelle prossime settimane».

Parallelo all’iter assicurativo c’è quello legato al cantiere per il ripristino della struttura: certificazioni, documenti, permessi tra cui districarsi; e poi gli artigiani, con il loro lavoro e come spesso accade slittamenti e dettagli da rivedere.

L’aiuto della comunità

Un percorso complesso, che la famiglia della Bassa ha gestito da un appartamento in affitto. Maria Concetta Spanò, invece, che ha visto la casa di famiglia a Bione bruciare il 6 febbraio 2018, ha trovato un grande sostegno nella comunità.

«Abbiamo dovuto buttare tutto e ricominciare da capo: fondamentale - tiene a sottolineare - è stato l’aiuto delle persone, dei parenti come degli amici. Ci hanno accolti, nei primissimi giorni dopo l’incendio, e ci hanno dato una casa in cui abbiamo vissuto durante i quattro mesi di lavori per ricostruire la nostra casa».

Senza assicurazione, la ripartenza si è basata sui risparmi e sull’aiuto dei familiari. I tempi, in questo caso, sono stati più ristretti dal momento che non c’erano molte pratiche burocratiche da gestire, ma economicamente è stato certamente uno sforzo importante.

In entrambi i casi nessuno è rimasto ferito, o peggio. «L’abbiamo superata - conclude Maria Concetta - grazie all’aiuto di tutti». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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