Se la casa va a fuoco: la burocrazia, dal soccorso all’assicurazione

Non è solo una clausola spesso imposta dalle banche al momento dell’accensione del mutuo: la polizza incendio rappresenta, in realtà, la principale rete di salvataggio per la propria abitazione nel malaugurato caso in cui scoppi un rogo. In questo inizio d’anno, ma in generale nei mesi più freddi, quando con più frequenza è il tepore dei camini ad avvolgere le case, sono numerosi gli interventi dei Vigili del fuoco per principi di incendio domestici. Spesso, avere una buona polizza può davvero fare la differenza, sia per la nostra casa che per quella di un eventuale vicino che riporti danni.
Cosa protegge la polizza
La copertura base interviene sulle strutture portanti, gli impianti, gli infissi e le finiture, come pavimenti e intonaci. Se l'accordo include anche ciò che sta all’interno dell’abitazione, il rimborso si estende a mobili, elettrodomestici e beni personali danneggiati dal fuoco o dal fumo. Di frequente, nei contratti più completi, sono previste voci fondamentali come le spese di smaltimento delle macerie, la decontaminazione dalla fuliggine e il rimborso per il soggiorno in hotel se l’abitazione è dichiarata inagibile.
Il nodo dei danni ai vicini
La gestione del danno cambia radicalmente a seconda della responsabilità. Se l’incendio divampa nell’appartamento del vicino, sarà la sua compagnia a risarcire i danni che mi ha causato; in assenza di assicurazione, il responsabile dovrà rispondere con le proprie risorse, spesso attraverso lunghe azioni legali. In alcuni casi, la propria assicurazione può anticipare l'indennizzo per poi rivalersi sulla controparte.
Scenario opposto: se la colpa è nostra, la responsabilità civile ci impone di risarcire i danni arrecati a terzi (dal fumo nel vano scale ai danni strutturali ai vicini). Senza una polizza dedicata, il rischio è altissimo: si risponde con l’intero patrimonio personale.
L’iter dei rimborsi
Per non perdere il diritto al risarcimento, la tempistica è cruciale e può variare leggermente tra una compagnia assicurativa e un’altra. Di solito, la denuncia va inviata entro 3 giorni dall'evento, la perizia avviene generalmente tra i 15 e i 45 giorni dopo l’intervento dei Vigili del Fuoco. È in questa fase che si stabiliscono cause ed entità del danno.
La pratica si chiude generalmente in un arco temporale che va da 3 a 6 mesi, a patto che non vi siano indagini penali per dolo, con i lavori di ripristino che possono essere avviati prima della chiusura, purché ne venga data comunicazione ufficiale alla compagnia. Infine la liquidazione, che arriva solitamente entro 30-60 giorni dall'accordo finale sulla stima.
Come agiscono i Vigili del fuoco
L’iter burocratico parte al termine della conclusione dell’intervento dei Vigili del fuoco, la cui priorità è ovviamente quella di mettere in sicurezza prima le persone, poi lo stabile.
Giovanni Russo, funzionario del Comando dei Vigili del fuoco, spiega cosa accade al termine del lavoro delle squadre: «I Vigili del fuoco, in caso di incendio, effettuano un soccorso tecnico urgente e lavorano fino a quando non è cessato il pericolo immediato. Nel caso in cui ci siano stati morti o feriti, oppure elementi che portano a ritenere che si sia trattato di un incendio doloso o ancora danni a terzi, il nucleo investigativo, in accordo con la magistratura, dispone il sequestro dell’immobile fino al termine delle indagini».

In base ai danni che vengono rilevati nelle unità abitative o nelle strutture industriali, può essere decretata l’inagibilità. Tutte le decisioni prese sul posto al termine dell’intervento di soccorso «vengono comunicate al comune competente per territorio, alla Prefettura, agli amministratori di condominio e ovviamente ai proprietari». Da quel momento la zona interessata dall’incendio è da «considerare come un cantiere. Si seguono le stesse norme per accedervi».
A seconda della gravità dei danni e del tipo di intervento di ripristino necessario «potrebbe essere necessario presentare una comunicazione di inizio lavori». Per rientrare in casa dunque «è necessario presentare le nuove certificazioni per tutti gli impianti che sono stati ripristinati e le dichiarazioni di lavori eseguiti a regola d’arte nel caso di ricostruzione di tetti o canne fumarie. A quel punto si può richiedere l’agibilità».
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