Per gli anziani non solo Rsa: come funziona il cohousing di Sanpolino
Certo, casa propria è sempre casa propria. Però quando l’età avanza e iniziano a farsi largo nuove esigenze è legittimo avvertire la necessità di vivere in un contesto sicuro in cui trovare compagnia e servizi. Da questa considerazione hanno preso forma, anche nel Bresciano, progetti di cohousing. Nulla a che vedere, diciamolo subito, con le Case di riposo: coabitare significa disporre di spazi indipendenti (come un piccolo appartamento con bagno e cucina) e comuni (come giardini, terrazze e saloni in cui bere insieme un caffè, giocare a carte, ascoltare musica) e poter contare su una serie di servizi. Un antidoto insomma alla solitudine, un incentivo al mantenimento dell’autonomia.
Il progetto «Bird»

L’esempio più eclatante è a Sanpolino. In via Mons. Manziana, nel 2009, grazie a un’operazione di Regione, Aler e Loggia, nell’area del lascito Arvedi ha spiccato il volo «Bird» (acronimo di bioediliza, inclusione, risparmio energetico e domotica), un complesso dai colori sgargianti composto da 48 alloggi per over 60 (dei quali ora 16 sono gestiti dalla Fondazione Brescia Solidale e 32 direttamente dall’Aler) e altri quattro per «famiglie accudenti».

Come quella di Danauma, psicologa brasiliana con una bimba di tre anni, un bimbo nella pancia e un marito che ha da poco aperto una pizzeria: «La mia piccola ha quaranta nonni – scherza lei –. Ci chiamano perché non riescono a impostare il termostato, hanno problemi col wi-fi o non stanno bene e hanno bisogno di compagnia». Ciascuna «famiglia accudente» è infatti il punto di riferimento per le esigenze di chi vive, pagando una retta mensile, in 12 alloggi: accompagna gli anziani a fare la spesa (col pulmino del Comune), va in farmacia con le loro ricette e, tra le altre cose, li aiuta a tenere i rapporti con i medici di base. Non solo: quando qualcuno si sente male contatta le «famiglie accudenti» (due su quattro devono sempre essere presenti) che, verificata la situazione, chiamano parenti e soccorsi. In cambio di tutto ciò questi «super vicini di casa» (brasiliani, italiani e pakistani) non pagano l’affitto.
Spazio comune e custode sociale

«Qui mi trovo benissimo – racconta Angela, anziana originaria di Molinetto al Bird da cinque mesi –. Sto volentieri in casa, ma mi piace anche scendere nello spazio comune (lo chiamano "centro servizi") e giocare a carte o a tombola». Francesco, 86 anni, è un inquilino storico del complesso: «Lasciata la Tintoretto, mi sono trasferito qui – spiega mostrandoci il suo alloggio –. C’è tutto: una bella cucina, camera matrimoniale, sala e un loggiato che uso per camminare. Mia figlia viene a fare le pulizie. Io faccio la spesa, cucino e annoto ogni giorno cosa mangio su un taccuino: oggi peperonata e salamella. Unica criticità: la manutenzione del verde, si potrebbe fare di più».

Anna, 86enne con collana di perle e sneakers aggiunge che «se stiamo bene è tutto merito di Stefano» Bresciani, il custode sociale degli alloggi presente ogni mattina dal lunedì al venerdì. Annoiarsi, stando a quanto raccontano, sembra difficile: il centro servizi (aperto a tutto il quartiere) ospita merende, incontri informativi e feste. E la Croce Rossa passa una volta la settimana a provare la pressione a tutti.
«Il cohousing di cui Bird rappresenta il modello – commenta Chiara Benini, presidente di Brescia Solidale – è la formula adatta per chi è solo e necessita di protezione sociale. Non è un’alternativa alla Casa di riposo: le Rsa sono strutture sanitarie altamente specializzate. A Sanpolino, invece, accogliamo over 60 autosufficienti o parzialmente autosufficienti». La Fondazione gestisce 16 appartamenti (la cui retta mensile va dagli 830 ai 910 euro con possibilità di compartecipazione da parte della Loggia) destinati ad aumentare: acquisirà infatti anche quelli (ora Aler) che un po’ alla volta si libereranno.
Per rispondere ai bisogni di una popolazione che invecchia non esistono, insomma, solo le Rsa. Ci sono anche altre forme di comunità di convivenza con servizi, come la «Casa» (acronimo di Comunità alloggio sociale anziani), che è normata a livello lombardo, e la «Cra» (Comunità residenziale assistenziale), una sperimentazione solo bresciana.
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