Pallamano, tra emergenze e addii il Leno sogna con un’A1 da record

Una straniera destinata ad andar via a gennaio e che invece, poi, è restata. Intanto ne partiva un’altra, una giocatrice infortunata a inizio stagione, mentre una delle ultime arrivate si è fatta male mentre segnava un gol. E per di più l’allenatore ha lasciato a torneo in corso, attratto da un altro campionato. La stagione del Leno non poteva partire peggio di così. Eppure mai la squadra è stata così in alto nella A1 di pallamano. Si è conquistata da quinta l’accesso alla Coppa Italia, ha conservato tuttora la posizione e dopo 15 giornate ha ottenuto sette vittorie, quante non ne aveva mai raccolte nelle precedenti esperienze nel massimo campionato.
Pazzo e impossibile, non finisce di stupire il club della Bassa, abituato da sempre a lottare contro le emergenze e la concorrenza dei club più ricchi. Educato, dalla lotta per la sopravvivenza, a trovare sempre nuove risorse. All’esordio nel 2019 si salvò ai play out. Nel 2020 il campionato fu fermato dal Covid. Nel 2021, a contagio non ancora esaurito, il club tagliò il traguardo all’ultimo turno. Nel 2022 non ce la fece, ma già due anni dopo tornò in A1 e nel 2024-2025, pur lasciandosi quattro squadre alle spalle nella stagione regolare, il Leno perse i play out con tre titolari infortunate.

Il ripescaggio estivo, dopo la rinuncia del Pontinia, ha spinto la società al potenziamento della rosa per garantirsi una stagione tranquilla. E allora è arrivata Laeticia Ateba, campionessa francese dalla devastante potenza fisica che con 12 gol, l’anno scorso, trascinò Erice alla conquista della Coppa Italia. A una condizione: se ne sarebbe andata via a gennaio, alla riapertura del mercato, alla prima offerta dall’estero. Più se la godevano, più ai tifosi veniva il magone: 12 reti nella prima partita, 11 nella seconda, 14 nella terza, peccato non vederla più. Invece, settimana dopo settimana, Ateba si è ambientata così bene che ha deciso di restare.

La gioia è durata poco, perché a chiedere di andar via è stata la danese Masi Schonherr, altro formidabile acquisto estivo. A dare i saluti anche il tecnico argentino Carlos Britos, grande valorizzatore di talenti, da tempo nello staff delle Nazionali giovanili, che ha lasciato il posto allo spagnolo Arnau Ortuno Serra. «Non è stato facile assorbire il cambiamento – osserva il presidente Antonio Bravi –, perché le ragazze erano molto legate al vecchio allenatore».
Contromisure
Le difficoltà hanno paradossalmente rafforzato il gruppo, perché la squadra, col nuovo tecnico, ha puntato sul collettivo per non dipendere dagli estri delle singole e ora il Leno è un blocco unico che sa cavarsela in ogni situazione, anche quella di non poter contare da mesi su una delle più forti giocatrici di casa, Giulia Maria Lavagnini, operatasi a un crociato. A Nuoro, all’inizio dell’anno, tra l’altro, si è lussata il dito destro mentre segnava un gol Erika Bigolin, una delle più promettenti Under 19 italiane. Sabato scorso è tornata contro il Mezzocorona e di reti ne ha realizzate 4.
Il Leno, insomma, è una squadra inaffondabile, orgogliosa di rappresentare in A1 uno dei paesi più piccoli d’Italia, nel quale questo sport è una religione. Se andate al bar vicino al palazzetto un televisore c’è, ma è sintonizzato sul canale tv della pallamano. Simbolo del team, la capitana Sara Andreani, che ha appena 22 anni. C’è stata sempre fin da quando, nel 2019, il Leno giocò la propria prima Coppa Italia e a momenti eliminava ai quarti il Bressanone.
«Un ricordo memorabile e indelebile - racconta - anche se ero ancora una ragazzina pure io scesi in campo a lottare con le unghie e con i denti contro un autentico squadrone. Quel giorno diventò il mio mito Sara Stankovski, che segnò da metà campo e in seguito mi è sempre stata vicina dandomi preziosi consigli». Oggi Sara Andreani è un mito per le proprie compagne, perché non è mai andata via, neppure quando la squadra retrocesse in A2.

«Alla prima esperienza in coppa Italia ero una sedicenne che provava a lottare per un posticino tra le titolari. Oggi devo guidare la squadra e le responsabilità sono aumentate. Stavolta non mi basta vivere l’esperienza, cercheremo di fare più strada possibile». Dopo tante burrasche, forse Leno ha finalmente trovato il sereno.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Sport
Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.
