Il 15 maggio Alessandro Melzani 40 anni, manager commerciale di Nuvolera e Isacco Milani, 27 anni, agricoltore di Cavriana, nel Mantovano, ai confini con la nostra provincia, hanno spento il telefono, salutato familiari, amici e colleghi, acceso le loro moto, due Bmw f800 e sono partiti. Destinazione Mongolia. L'idea di questo viaggio era nell'aria da tempo, ma a settembre dello scorso anno il sogno ha iniziato a concretizzarsi, con la decisione e la preparazione minuziosa del lungo viaggio.
Non essendo lasciato nulla al caso, i calcoli hanno dato un responso impegnativo: sarebbero stati necessari tre mesi. Detto fatto. Attrezzate le due moto con pezzi di ricambio, tenda e quanto necessario, i due amici sono partiti. Questi gli Stati che hanno attraversato: Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Armenia, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan, Mongolia e, di ritorno, Estonia, Lettonia, Lituania, Germania e Austria, per un totale di 34.000 chilometri ad una media di 377 chilometri al giorno. Niente voli, niente tour organizzati.
Solo due moto cariche, una tenda e tanta voglia di scoprire e ammirare paesaggi nuovi e conoscere realtà diverse. Sono tornati il 16 agosto, stanchi ma molto soddisfatti della loro avventura. Abbiamo incontrato Alessandro all'edicola della mamma Anna ed è nata subito la curiositá del cronista da una parte e, dall'altra, la voglia di raccontare nei minimi particolari il viaggio.

Perchè la Mongolia? «Abbiamo scelto la Mongolia come meta principale per il fascino di un popolo che ha mantenuto un fortissimo legame con le sue usanze, come se vivessero fuori dal tempo. Gli spazi sconfinati di quel paese fanno sentire l'uomo più piccolo, ma mai solo. Ci si scorda delle comoditá a cui siamo abituati, lì: cose superflue, telefoni, televisione, ma ci si rende conto che ben più importanti sono l'ospitalitá e l'aiuto agli altri. Ma il nostro intento era anche di scoprire realtà diverse. Devo dire che in Russia, per esempio, siamo entrati senza difficoltá e ci hanno accolto con familiaritá. Ci hanno aiutato nei momenti di bisogno per alcuni guasti della moto, accompagnandoci in officine, consigliandoci alberghi per dormire, fuori Mosca, perchè non si può pernottare nella capitale».
Non solo Mongolia e Russia, tuttavia... «Punti salienti del nostro viaggio sono stati Samarcanda, il lago Bajkal, il Pamir al confine dell'Afganistan e la città di San Pietroburgo. Ma quello che piú ci ha emozionato sono state l'accoglienza, la gentilezza e l'ospitalità. Potrei raccontare numerose storielle, come quando un’agente di una pattuglia di polizia ci ha fermato incuriosita, offrendoci da bere e regalandoci un suo distintivo; oppure quando, in una giornata di pioggia, su strade sterrate e scivolose, ci siamo fermati vicino a un cimitero ed il custode ci ha ospitato in casa sua offrendoci un pasto caldo; o ancora quando un camionista, mentre stavamo montando la tenda, voleva ospitarci a casa per farci conoscere la famiglia e offrirci un letto per dormire. Ma anche tante altre storie».

È stata una magnifica esperienza. I due motociclisti hanno trovato ospitalità ovunque, in tutti i sensi. Ma in Russia - insiste Alessandro – in modo particolare. In un paese che dai telegiornali sembra lontano e ostile, loro hanno trovato porte aperte, un piatto caldo condiviso, un garage messo a disposizione per riparare la moto, gente che aiuta senza chiedere nulla in cambio. Hanno capito che il popolo è meglio di chi governa i paesi e che la strada è ancora il posto più... umano che esista.



