Un nuovo sacerdote sul Garda: messa a Desenzano per don Cristian

La notte prima dell’ordinazione ha dormito benissimo. Che detto da un ventisettenne a poche ore dal diventare prete suona quasi spiazzante. Ma dice quasi tutto dello stato d’animo con cui don Cristian Oneta è arrivato al giorno atteso da anni. Ieri, 25 aprile, il giovane desenzanese è stato tra i cinque nuovi sacerdoti ordinati nella Cattedrale di Verona dal vescovo della Chiesa scaligera, Domenico Pompili.
Il percorso
Un traguardo che per lui ha il sapore di un cammino lungo e paziente, iniziato da ragazzo, quando entrò in seminario in prima media più per un’intuizione che per un progetto definito. «Col senno di poi non posso dire che avessi già in mente di diventare prete – racconta –. C’era però un cammino che mi affascinava».
Nessun episodio folgorante, nessuna chiamata romanzesca. La vocazione, spiega, si è composta «mettendo insieme piccoli tasselli», nati nella quotidianità, nel servizio in parrocchia, nel rapporto con i ragazzi del Seminario, nella fede maturata passo dopo passo. Una scelta cresciuta senza strappi, dentro un percorso di discernimento che lui stesso descrive più come ricerca che come approdo immediato.
Anche per questo insiste sul fatto che il seminario minore non sia una corsia obbligata verso il sacerdozio, ma un luogo in cui interrogarsi. «Non era già tutto scritto», lascia intendere. E proprio le esperienze vissute nelle parrocchie del Veronese e accanto ai più giovani hanno contribuito, negli anni, a dare concretezza a quella intuizione iniziale.
Impegno
Tra i momenti più attesi c’è la prima messa a Desenzano, che don Cristian celebrerà questa mattina alle 11, nel duomo. «È un momento che aspettavo da tanto. Celebrare dove sono nato e cresciuto, tra persone che mi conoscono da sempre, mi riempie di gioia. Sarà soprattutto un modo per dire grazie a Dio per il cammino fatto».
C’è poi il valore particolare di essere il primo sacerdote diocesano espresso dalla parrocchia di San Giuseppe Lavoratore, a Capolaterra. Lui minimizza il peso simbolico, ma riconosce il significato del momento per la comunità: «È una gioia per tutti, per una parrocchia non grande che vive questo come un bel segno».
E quando gli si chiede che prete vorrebbe essere, la risposta evita formule pronte. «Se me lo immagino, probabilmente è un errore», osserva. Più che rincorrere un modello ideale, preferisce pensarsi dentro una relazione concreta con le persone che incontrerà. «Vorrei essere un prete a disposizione delle persone che mi saranno affidate, stare loro a fianco». Un’idea di ministero che richiama prossimità più che ruolo, presenza più che definizione.
Il resto, aggiunge, lo dirà il cammino, un passo alla volta, anche nel servizio che il vescovo gli affiderà. Per oggi è ancora il tempo della festa, da domani il sacerdote novello don Cristian inizia il suo servizio sacerdotale, una scelta che di questi tempi appare particolarmente coraggiosa. Ma che per lui è semplicemente normalità.
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