La pandemia, lo ricordiamo bene, colpì duramente tutto il Bresciano e Montirone non fu certo risparmiato. E quando il lockdown bloccò tutto impedendo ogni attività sportiva dilettantistica a soffrirne più di tutti furono le ragazzine della pallavolo.
Da qualche settimana il Comune della Bassa si è guadagnato però la ribalta per un evento felice, perché la stessa società che fu costretta 5 anni fa ad avviare le sue giovani atlete ad altri club – per la chiusura della palestra prolungatasi sino al 2021 – ha festeggiato la promozione in serie C arrivata dopo un feroce duello conclusosi solo all’ultimo minuto dell’ultima partita.
È come se l’abitudine alla sofferenza maturata in quei tempi abbia forgiato l’ambiente a combattere anche le battaglie più difficili e poi a vincerle e così è stato nella partita decisiva, giocata in casa. E quell’impianto a lungo chiuso per il Coronavirus era pieno all’inverosimile col primo cittadino Filippo Spagnoli trasformatosi anche in primo tifoso.
La sfida

«Non ce lo aspettavamo – ammette la presidentessa Raffaella Biloni – perché l’obiettivo era solo quello di disputare un buon campionato. Però ci siamo trovate subito in testa alla classifica e allora un po’ alla volta abbiamo cominciato a crederci». Chi non ha accettato tutto questo – come nella logica dello sport – è stata la combattiva formazione dello Spino d’Adda (Cremona) che a gennaio, dopo aver perso anche la sfida di ritorno col Montirone, ha ribaltato il roster affidandosi a giocatrici arrivate dalle categorie superiori per tentare l’inseguimento alla capolista.
«Non ha più perso una partita – ricorda la presidentessa – anzi le concludeva con rapidi 3-0. Noi invece abbiamo lasciato qualche punto per strada e all’ultima gara di campionato ci era rimasta una sola lunghezza di vantaggio in classifica». Quel giorno l’ultimo ostacolo da superare era il Vailate, senza più obiettivi da raggiungere. «L’emozione e la tensione ci giocarono un brutto scherzo – ricorda Biloni – così ci siamo trovate sotto 1-2 e anche il quarto set era cominciato malissimo». Poi avvenne qualcosa che cambiò tutto.
La svolta
Ricorda Giorgia Rozzini, 22 anni, una delle protagoniste. «A un certo punto ci siamo guardate in faccia e abbiamo capito che non potevamo buttare via tutto dopo una simile annata». Punto dopo punto il Montirone ha rimontato fino al 2-2, è passato in vantaggio nel quinto set ma il destino si è accanito ancora contro il club bresciano. In un eccesso di agonismo (del quale si è immediatamente scusata) una giocatrice avversaria nel tentativo di recuperare palla è entrata nella zona di campo del Montirone travolgendo Sara Capuzzi, 26 anni, e le ha procurato una lesione parziale al menisco che la costringerà a un’estate di esami ortopedici.
«In quel momento non ho pensato ad altro – ricorda la giocatrice – piangevo dal dolore ma ho voluto a tutti i costi terminare la partita». Al fischio finale è stata portata in trionfo dalle compagne. Con la vittoria per 3-2 Montirone ha chiuso a pari merito con lo Spino d’Adda, ma avendo vinto entrambi gli scontri diretti ha terminato il campionato al primo posto.

Il carattere
«Ho avuto la fortuna di guidare ragazze di grande carattere – spiega l’allenatore Giovanni Benedini, che ha costruito questo gruppo vincente negli anni – perché hanno fatto quadrato nei momenti difficili. Ho cercato sempre di trasmettere loro i messaggi nel modo giusto, a volte la forma è molto più importante del contenuto per meritarsi il rispetto. Tutte hanno navigato nella stessa direzione. E sono diventate amiche fuori dal campo».
Al punto da dormire in sacco a pelo tutte assieme nella palestra dopo la festa che – a insaputa del tecnico e in barba a ogni scaramanzia – era stata preparata da giorni. Ma per capire quanta passione animi l’ambiente allora bisogna parlare del libero Elena Sanasi, 21 anni, nata proprio a Montirone, dove ha cominciato a giocare da bambina.
È così legata alla squadra che pur di non perdersi un allenamento ha preferito non trasferirsi a Padova per l’università: ci va in treno tre volte alla settimana, svegliandosi all’alba. «Per il resto seguo i corsi a distanza e così riesco a conciliare lo studio con lo sport». Le sue giornate non finiscono mai, perché quando c’è da dare una mano in paese Elena è sempre in prima fila. Se il paese si è lasciato il peggio alle spalle, lo deve anche a ragazze così.



