Storie

Ghedi e il mistero di Zapata 50 anni dopo: svelata la beffa

Negli anni ’70 alcuni manifesti satirici anonimi a fumetto infiammarono la piazza tra alleanze politiche e ironia
Gianantonio Frosio
L'ex cinema Centrale dove vennero affissi i manifesti che spaccarono in due il paese © www.giornaledibrescia.it
L'ex cinema Centrale dove vennero affissi i manifesti che spaccarono in due il paese © www.giornaledibrescia.it

Chi è (o chi era) Zapata? Dopo cinquant’anni la sua identità è ancora un mistero. Già questa è una notizia perché, in un paese dove tutti si conoscono, custodire un segreto per tanto tempo è un miracolo evolutivo che sfida la legge del pettegolezzo umano: serve un livello di autocontrollo altissimo. Cerca, chiedi e insisti, abbiamo risolto l’enigma: sotto lo pseudonimo Emiliano Zapata si celano tre giovani che, 50 anni fa, con una trovata alla Peppone e don Camillo riuscirono a indignare mezzo paese e a divertire l’altra metà. Niente nomi: si dice il peccato, non il peccatore. Però abbiamo la confessione di uno dei tre.

Metà anni ‘70

A Ghedi Dc e Psi siglano uno storico accordo, embrione del Pentapartito che nascerà nel 1981. L’intesa porta al primo sindaco socialista: Franco Ferrari. Siccome i social ancora non esistono, qualcuno trova un modo originale per denunciare l’accordo: nottetempo, in Piazza Roma, sul muro del cinema Centrale appare un enorme manifesto che, alla Jacovitti (tavole affollate di personaggi, riempite fino all’ultimo centimetro), mette alla berlina i protagonisti della politica locale, ma non solo quelli.

La beffa

L’ex sindaco Corrado Marpicati, ad esempio, ha le fattezze di un gufo; al maresciallo dei carabinieri, invece, viene affibbiato il nome «T’acciuplo io» (ti acciuffo io). Ce n’è per tutti: politici, vip e mezzi vip. In un angolo la firma: Emiliano Zapata. Il manifesto è una bomba. Anche perché, passata la tempesta, ne esce un altro: stesso format, stessi personaggi. Un putiferio: chi è Zapata? Chi c’è dietro? Buio completo.

C’è un’unica certezza: i manifesti sono di area Pci, indignato per l’accordo Dc-Psi. «Un matrimonio contro natura - dice uno dei tre autori -. Così ci prendemmo la briga e il gusto di svelare qualche retroscena. Perché Zapata? Perché era un rivoluzionario che, come Che Guevara e Simón Bolívar, per i giovani di sinistra era un riferimento».

Di quella birbanteria che spaccò il paese non rimane nulla: oramai cresciuti, due autori sono altre persone. Il terzo è passato a miglior vita e con lui quasi tutte le «vittime». Resta il dolce ricordo di una politica naïf: colla di farina per attaccare i manifesti e qualche bricconata. Governava la fantasia, non i like.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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