Non lo vedremo mai sul palco a tagliare una donna in due, «quello è un trucco un po’ datato, e comunque non è nel mio dna». E non diventerà mai nemmeno un principe del foro. Perché, a proposito di dna, suo nonno era l’avvocato Giuseppe Frigo, tra i più noti giuristi italiani (che peraltro aveva lo studio in quello che fu di Giuseppe Zanardelli). Il nipote Matteo Meleleo ha 26 anni e di professione fa il mago, «ma vorrei fare anche molto altro, sono ossessivo nel dedicarmi ai miei progetti fino a raggiungerli» precisa subito per sgomberare il campo da ogni dubbio. Giovane certo, ma anche molto convinto. Per rompere il ghiaccio fa una magia con le carte, la sua velocità è impressionante. Anche nel travolgerti di parole.
Che ricordo ha di suo nonno?
Era il numero uno, un vero capofamiglia. Certo, non era ovviamente il classico nonno, aveva mille impegni, quando fu giudice della Corte costituzionale viveva poi a Roma. Ma con lui non contava la quantità del tempo passato insieme ma l’infinità qualità.

Com’era nella vita privata?
Una persona fantastica, quando è morto io avevo 19 anni, non sono quindi mai riuscito a comprendere pienamente quanto fosse l’avvocato Frigo. Per me era mio nonno, punto. Adoravo il suo modo di parlare, e poi il suo senso dell’umorismo, memorabili le sue battute. E poi amavo moltissimo i suoi baffoni.
Ricorda un suo regalo in particolare?
Citare qualcosa di materiale sarebbe un po’ come sminuire il suo ricordo. Sicuramente mi ha regalato, e trasmesso, la sua infinita passione per il Milan.
Non le ha però trasmesso la passione per il diritto?
In realtà sì, mi sono iscritto a giurisprudenza e ci sono rimasto due anni. Ma, nonostante il nonno, quella non era la mia strada. Ho poi preso la strada della comunicazione e mi sono laureato alla Cattolica. Vorrei però aggiungere una cosa.
Prego.
Se avessi scelto di proseguire con giurisprudenza sarei diventato sicuramente un avvocato, quando mi prefisso un obiettivo lo raggiungo sempre. Per dire: potevo anche giocare a basket se mi fosse piaciuto, e non sono propriamente un gigante.
Ora però lei è un mago, e questa è la sua professione. Ha iniziato come tutti con la classica scatola portata da Santa Lucia?
(ride) In verità ho iniziato a 12/13 anni con le carte, che a tutt’oggi sono il mio punto forte, insieme al mentalismo. Carte che mi portano all’altro mio nonno paterno, Uccio, pugliese. Lui amava moltissimo giocare a carte, con lui passavo ore e ore. Da lì è nata la mia dimestichezza.

Una passione cresciuta (e affinata) nel tempo.
In realtà è stato anche il modo per vincere la mia timidezza, uno sforzo per andare (ancora una volta) oltre i miei limiti.
Quanto si allena per i suoi trucchi?
Da sempre moltissimo, prima nella mia cameretta, poi davanti ai miei familiari, poi suoi social e ora davanti a platee sempre più ampie.
Cosa la affascina della magia?
Rendere possibile quello che appare come impossibile.
In Italia c’è una lunga e consolidata tradizione di maghi, immagino però che il suo mito (non foss’altro che per una questione anagrafica) non sia Silvan.
Io ho grande rispetto per tutti, Silvan ha il grande merito di aver reso popolare questa professione in Italia, e anche oggi resta un grandissimo personaggio. Personalmente però citerei però il mago Dynamo, un illusionista britannico.
Ci può svelare uno dei suoi trucchi?
Mai. Dirò di più: svelare il segreto dietro una magia, toglie… la magia.
E il suo trucco preferito?
Sempre il prossimo.
Anche filosofo.
(ride) Diciamo per essere un bravo intrattenitore devo saper entrare in empatia con le persone e stupirle sempre. Con i miei trucchi e con le parole.
Lei ha grande successo sui social, fa collaborazioni con brand importanti. Dove vuole arrivare?
Sono stato in televisione con Amadeus, è stata un’esperienza che mi ha entusiasmato. Mi piacerebbe lavorarci in modo continuativo, magari con un mio programma. Ma non solo.
Cos’altro ancora?
Da qualche anno studio recitazione cinematografica, vorrei fare l’attore.
Molti sogni nel cassetto.
Molti progetti che si realizzeranno, tutte le attività che vorrei fare sono compatibili tra loro.
Suo nonno Frigo sarebbe felice di vederla come attore?
Sicuramente, le dirò di più anche lui sognava di fare l’attore.
Possiamo quindi considerare l’attore come sua spirazione massima?
Mah, aggiungerei anche fare il presentatore.
Non le manca certo l’ambizione.
Con un nonno così è nel mio dna. Se riuscirò a fare soltanto il 10% di quello che ha fatto lui, la mia sarà stata una vita ben vissuta.



