La tenacia di Laura Peli per conquistare un posto nel mondo

Una storia che ci insegna come con tenacia e generosità si possano (davvero) abbattere le barriere. Laura Peli, diplomata al Fermi di Salò in Scienze umane, ha appena concluso il suo primo anno di lavoro in azienda, dove la aspettano con impazienza (dopo il meritato riposo di queste settimane) perché possa tornare alle sue mansioni. E dire che la sindrome di Wolf-Hirshhorn le dovrebbe impedire qualunque attività lavorativa.
Alla Tavina
La straordinaria esperienza della 23enne salodiana, che solo da poco ha imparato a farsi capire col linguaggio dei segni, è resa possibile da un progetto proposto dai suoi stessi genitori che coinvolge due ex compagne di scuola, l’assistente ad personam di sempre e il personale della Tavina, azienda di Salò, compreso l’amministratore delegato Armando Fontana: «Tavina ha nel dna questo tipo di sensibilità – spiega l’imprenditore –. Non per niente la prima consegna effettuata con un camion da mio suocero Amos Tonoli, il fondatore, è stata per il Piccolo Cottolengo Don Orione di Milano. Quando ci sono dei volontari che ci mettono lavoro e faccia per gli altri, noi ci siamo. Ed è un vero piacere leggere ogni giorno negli occhi di Laura la felicità di poter far parte di una squadra al lavoro. Per noi si tratta di una goccia di impegno, per quei genitori e per Laura è invece un oceano».
Chi è al suo fianco

Un progetto complesso, quello creato da mamma Barbara e papà Franco per la figlia, che deve sempre essere seguita da qualcuno: oltre alla disponibilità dei vertici aziendali, che in questo caso nemmeno possono ottemperare all’obbligo di assumere persone con disabilità perché il caso di Laura non lo prevede, ci sono le ex compagne di classe, le ventenni Federica e Sara, che turnano la presenza; l’assistente ad personam Candida che sovrintende l’organizzazione e dà le dritte per relazionarsi al meglio con Laura; le impiegate Carol e Chiara che dettano le incombenze, la cooperativa La Cordata che si è presa in carico la relativa gestione burocratica.
«E non si pensi che Laura stia qui a far passare il tempo – afferma Chiara –: ci aiuta per davvero. Tanto che in queste settimane estive in cui sarà assente faticheremo non poco a sostituirla, ad esempio nella sistemazione di bolle e faldoni: operazioni di routine buone per lei, che a noi portano via tanto tempo».
Laura ha quindi trovato il suo posto nella società: «Mi piacerebbe che altri imprenditori, altri genitori e altri ragazzi come lei, potessero prendere spunto per attivare analoghi progetti», ha detto mamma Barbara.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@I bresciani siamo noi
Brescia la forte, Brescia la ferrea: volti, persone e storie nella Leonessa d’Italia.
