«Con tutto il rispetto che posso avere per questo genere di struttura, mia figlia parcheggiata in un centro per disabili non ce la voglio lasciare e nemmeno tenerla segregata in casa. È tutta la vita che combatto perché possa sviluppare le sue capacità e vivere la sua vita con dignità». È la storia di Laura Peli, 22enne salodiana affetta da una variante della sindrome di «Wolf Hirschhorn», che la renderebbe inabile a qualunque attività lavorativa. Il condizionale è d’obbligo. Da qualche tempo, infatti, Laura è impegnata per un paio d’ore al giorno alla Tavina: riordina la documentazione, spilla i fogli, li buca per metterli nei raccoglitori... Non riesce a esprimersi a parole, ma ogni giorno parte da casa e torna raggiante, conscia di avere un posto nella società in cui vive, come mamma Barbara Zambarda e papà Franco.
«Per lei, dopo il diploma in Scienze umane, ottenuto non senza fatica al liceo salodiano e ovviamente con un percorso personalizzato, la vigente normativa non offre alternative al Centro diurno disabili, così ci siamo mossi in autonomia e sostenuti da persone straordinarie abbiamo approntato un vero e proprio progetto lavorativo, gestito dalla disponibilità della cooperativa La Cordata e del Centro aiuto vita di Desenzano per le questioni burocratiche» ci spiega la mamma.



