Hockey su prato, il Cus Cube Brescia risorge dal basso

Una volta la squadra cittadina di hockey su prato era imbattibile e non è passato neppure tanto tempo. Era il 17 aprile 2016 quando la Cus Cube perse la partita di serie B contro il Cernusco (3-1) e da allora in poi più nessuno riuscì a superarla. Chiuse il torneo con due vittorie, in quello successivo ne conquistò 10 su 10. Poi, due pareggi nel round conclusivo non bastarono per salire in A2.
Nel 2017-2018 Brescia fece l’en plein: otto successi nella stagione regolare e tre nelle finali promozione con passaggio in pompa magna nel torneo superiore, cominciato con due vittorie e altrettanti pareggi. Solo il 20 ottobre 2018, contro Reggio Emilia (3-1) l’impressionante serie positiva si fermò dopo due anni e mezzo di imbattibilità.
Ora la musica, purtroppo, è cambiata, perché è da oltre un anno che Brescia non vince più una gara (2-1 a Ragusa l’8 marzo 2025). È tornata in serie B e ha cominciato il torneo con tre sconfitte. Eppure un vento nuovo soffia sul prato di via Giotto, perché la ricostruzione è stata affidata a un gruppo di giovanissimi chiamati ad avviare un nuovo ciclo dopo quello concluso dal nucleo storico, restato in A2 per ben otto anni di fila pur affrontando avversarie più attrezzate, capaci di schierare anche 4-5 stranieri alla volta.
La squadra di Brescia, invece, è sempre stata formata quasi esclusivamente da ragazzi del quartiere di San Polo, cresciuti assieme nelle varie categorie giovanili, fino all’approdo in prima squadra. Il ricorso a giocatori di federazioni estere è stato quasi sempre episodico, in linea con le ridotte disponibilità economiche della società. Vecchi amici, magari convocati per un weekend, giusto per venire a giocare una partita e bersi poi una birra assieme ai compagni di squadra.

Leggendaria l’epoca degli olandesi Den Os Wouter e Rogier Berghans, capaci di giocare due partite in due giorni: il sabato a Brescia e la domenica nel campionato del loro Paese, dopo rapido trasferimento in aereo. Il presidente Mario Vinai, instancabile timoniere del club da anni, ha saputo pescare giocatori ovunque, magari studenti venuti in Italia in Erasmus. E quando la guerra ha costretto tanti ucraini a lasciare il loro Paese, Brescia ha scoperto il talento fino ad allora sconosciuto di Sasha Boiko, accolto in città con la famiglia. Colpi di genio, intuizioni vincenti e grande capacità di adattamento a un certo punto non sono bastati più, e dopo la retrocessione evitata solo per un ripescaggio nel 2023, è arrivata quella dello scorso torneo. Nulla da imputare ad atleti che, in campo, hanno dato tutto, anche nelle condizioni peggiori.
Rinascita
Nel mondo dell’hockey, povero di risorse economiche, basta un niente per far saltare società. A Brescia - assorbito il trauma del declassamento - per fortuna non è successo, e Vinai non è uno che molla facilmente. E anche se ha superato i 70 anni, resta il primo tifoso della squadra. Così, alla ripresa della stagione, ha chiesto «solo gente - afferma - che mi garantisse l’impegno di sempre».
Ha trovato atleti a sufficienza affinché potessero fare da guida alla nidiata di ragazzini promossi in prima squadra. E alla prima di campionato, tra i veterani c’erano anche il capitano Nemanja «Lele» Kovacevic (quest’anno trentacinquenne) e Marco Vinai (nato nel 1988), figlio del presidente, che avevano ottenuto una promozione in A2 anche nel 2009, quando la squadra giocava ancora sul vecchio campo in terra battuta. Come compagno di squadra avevano l’attuale tecnico Andrea Pia, un allenatore considerato molto bravo nella valorizzazione dei giovani, l’uomo giusto per la ricostruzione.
«Con questi ragazzi ci vuole tempo - precisa -. Alcuni di loro non hanno ancora compiuto 17 anni. Resto molto fiducioso perché le qualità non mancano e già sono venute fuori nei tornei giovanili indoor che abbiamo disputato in inverno. Non è il caso di fare nomi per non caricare di eccessive responsabilità ragazzi che hanno il diritto di crescere senza pressioni. La promozione? So che il presidente la vorrebbe subito - sorride -, ma la concorrenza è esperta e agguerrita. Tra l’altro, solo una squadra accederà alle finali».
Quel che è certo è che Brescia non molla e considera la B solo il trampolino di lancio verso un ritorno nell’hockey che conta, quello delle grandi sfide contro le big e delle trasferte in Sardegna, terra nella quale questo sport è vissuto come una religione. Con altri giocatori e la stessa voglia di vincere dei loro predecessori.
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