Giuliana e Pietro, tre figli adottati da India e Romania

Oggi hanno 34, 32 e 28 anni. La mamma: «Chi fa questa scelta deve essere perseverante e avere tanta pazienza»
La famiglia Nurchi: mamma Giuliana, papà Pietro e i figli Cristina, Anna e Andrei © www.giornaledibrescia.it
La famiglia Nurchi: mamma Giuliana, papà Pietro e i figli Cristina, Anna e Andrei © www.giornaledibrescia.it
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Oggi hanno 34, 32 e 28 anni, quando sono arrivati in Italia avevano, almeno sulla carta, tra i 7 e i 5 anni: i fratelli Nurchi sono due femmine, Cristina e Anna, nate in India, e un maschio, Stefan Andrei, nato in Romania. «Le prime domande le abbiamo presentate nel 1994, ma solo a Natale del 1997, siamo arrivati in Italia con le bambine – racconta la mamma, Giuliana Rossi – un percorso lungo e difficile, soprattutto la valutazione degli psicologi, che richiede pazienza e perseveranza. Bisogna crederci fortemente».

Il primo incontro

«Siamo atterrati a Bombay e poi siamo andati a Bangalore – dice Giuliana, mentre ci mostra le foto scattate all’epoca – è stata una grande emozione. La prima notte ci hanno fatti dormire tutti e quattro insieme». Interviene Cristina (il nome se lo è scelto da sola al battesimo, da accompagnare al suo indiano, e poi lo ha voluto anche sui documenti): «Mi ricordo quando io e Anna siamo andate a prenderli in aeroporto, mamma continuava a piangere e io ero contentissima. Dopo qualche anno mi hanno chiesto se volevo un fratello e ho detto di sì, ero felice – ride –, tanto a me non cambiava nulla, ero comunque la più grande». Andrei è poi arrivato nel 2003 annunciato da una foto appesa subito in casa. «Da Brasov – ricorda – mi hanno portato a Bucarest per incontrarli». «Lui è cresciuto nell’ospedale dove è nato fino ai 7 anni e da piccolo voleva fare il dottore» ricorda Giuliana. «E infatti adesso faccio l’infermiere» dice con un sorriso lui.

Le difficoltà

Quando si chiede loro se ci sono state difficoltà, Cristina sottolinea di aver dovuto affrontare il razzismo: «Quando ci abbattevano fuori, ci ricostruivamo a casa. Per me è un pro: sono italianissima – dice decisa –, nata in un altro Paese dove, peraltro, ci sono tra le donne più belle del mondo». «Sono stati cresciuti con molto self-conscious» commenta con orgoglio la mamma.

«Quando mi chiedevano dove erano i miei genitori – racconta Cristina – rispondevo che erano a casa e stavano bene». «Siamo curiosi di visitare i Paesi d’origine – dicono Cristina e Andrei –, ma non per cercare le origini biologiche, solo per vedere i luoghi che ci hanno visti bambini e conoscerne la cultura e le tradizioni».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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