Cronaca

Adozioni, la psicologa: «Raccontate la sua storia al bambino»

La dottoressa Laura Pansini è una psicologa dell’età evolutiva che si occupa di sostegno alle famiglie adottive e alle coppie in preadozione
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Nel distretto della Corte d’appello di Brescia nel 2024 sono stati 16 i neonati non riconosciuti
Nel distretto della Corte d’appello di Brescia nel 2024 sono stati 16 i neonati non riconosciuti

La dottoressa Laura Pansini è una psicologa dell’età evolutiva che si occupa di sostegno alle famiglie adottive e alle coppie in preadozione. A lei abbiamo chiesto come affrontare il tema con i più piccoli.

Bisogna dire al bambino che è stato adottato?

Sì, da subito. Si può farlo attraverso un libro e con il racconto. Bisogna introdurre con naturalezza l’argomento.

Nel momento dell’adolescenza si troverà ad avere a che fare non con due genitori, ma con quattro...

Almeno, se non è passato da famiglie affidatarie. Si dovrà confrontare con una coppia genitoriale, quella biologica, che magari non conosce, ma il ragazzo sa di arrivare da due persone. Durante l’adolescenza ci si fanno domande sui genitori, su che persone sono, se gli si somiglia o se si vuole essere come loro.

Però lì due non ci sono...

Certi adottivi hanno una tristezza e una rabbia che imputano a loro stessi e non alla loro storia abbandonica; per avere un’identità ho bisogno di rispecchiarmi e per un adottivo non può avvenire. Questo crea un conflitto interiore e una mancanza di appartenenza, alcuni lo manifestano con la ribellione, altri in modalità implosiva.

Come si aiutano?

Noi di «Prisma luce» abbiamo gruppi di sostegno per adolescenti adottati perché in questa fase della vita, essendo delicata e complessa, i ragazzi hanno bisogni di un luogo nel quale confrontarsi. In alcuni casi è utile anche ritornare nel paese d’origine.

Ha dei consigli?

I genitori adottivi hanno tempo per prepararsi, l’attesa deve essere un’occasione per lavorare sui punti deboli della coppia. Secondo: sapere che l’amore non basta, è una base, ma non preserverà il figlio dalle difficoltà o dal razzismo. Accettare questo permette di prepararsi. I genitori devono sostenere ed accogliere nelle difficoltà, ma dare anche soluzioni a livello pratico.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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