Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Domenghini, Suárez e Corso. Undici nomi: e la memoria corre alla grande Inter degli Anni ‘60, emblema di una Milano non ancora da bere, ma già vincente.
In quegli anni anche Ghedi aveva i suoi campioni. Giovani che, allenati da Sergio Pasini, nel 1955 vinsero il campionato italiano Csi di calcio: Gianni Bonfiglio, Girolamo Gallina, Mario Boifava, Adalberto Gazza, Vito Bagni, Marcello Maruti, Cesare Brontesi, Fausto Renica, Giovanni Tedoldi, Giuseppe Mazza, Ruggero Ferrari, Luigi Conti, Adelmo Finulli, Mario Bergamelli e Gianbattista Giangrossi, che tutti conoscono come raffinato volontario dell’Avis, della Banda e di mille altre cose, ma che ha un passato da giocoliere della pelota.
Impresa gloriosa: tant’è vero che, insieme a don Amedeo Bacca, anche per celebrare i 10 anni del Csi, la squadra venne ricevuta in Vaticano da Pio XII, che, in modo ieratico come s’addice ad un Papa, non lesinò complimenti. Impresa epica, cancellata dal tempo: rimangono solo ricordi, una vecchia fotografia e una pagina del Giornale di Brescia che celebra la vittoria.
La storia
L’avventura è riemersa dall’oblio grazie a Ludovico Guarneri, tenace questuante di storie locali che ha messo nel mirino l’oratorio e don Amedeo Bacca, prete colto e intelligente, arrivato a Ghedi nel 1947. In autunno uscirà il libro che ripercorre anche questa pagina di storia. Titolo: «Dal ciàncol al fóbal».

Erano anni di povertà. Quasi tutti lavoravano i campi: tempo per cincischiare ce n’era poco. L’unico svago era andare all’oratorio a tirare calci a un pallone. Siccome don Bacca la iscrisse al campionato Csi, la squadra ripagò la fiducia vincendo i campionati provinciale, regionale e del Nord Italia. Vinse anche quello italiano, disputato a Reggio Calabria il 2 e il 3 luglio 1955. Un trionfo senza precedenti.
L’ultima sfida
«La finale – ricorda Guarneri – fu diretta da Concetto Lo Bello, mitico arbitro internazionale. Un viaggio di 24 ore in treno portò i ragazzi da Milano a Reggio, ospiti nel seminario della Curia Vescovile. Alcuni genitori acconsentirono alla trasferta previa assicurazione che i figli sarebbero rientrati il giorno dopo la finale: c’era da trebbiare il grano e non era il caso di fermarsi a fare baldoria».
In poche ore quei ragazzi passarono dai campi di calcio ai campi di grano, dai riflettori dello stadio al sole di luglio, che picchia come un fabbro. Così è la vita. Negli Anni ‘50 la trebbiatura era un lavoraccio: tra nugoli di polvere e temperature da miraggio si sudava come bestie. Però vuoi mettere la soddisfazione? Sporchi, madidi e distrutti. Ma campioni d’Italia.



