Il fonendoscopio sempre al collo, ma soprattutto la capacità di ascoltare anche ciò che i pazienti non dicono. A 91 anni, il cardiologo Cesare Proto saluta l’attività clinica, ma non smette di essere medico: continuerà a dedicarsi al volontariato, in ambito sanitario, nel ricordo della figlia Emanuela, attraverso l’associazione della quale è cofondatore. Professionista stimato, Proto è conosciuto per la sua propensione a fare rete, creare relazioni durature, tendere la mano a chi è rimasto indietro. La sua lunga carriera è segnata non solo dalla competenza clinica, ma anche da un’umanità che ha saputo fare la differenza.
Lunga carriera
Nato a Tunisi il 19 settembre 1934, primogenito di sei fratelli, Proto ha sempre saputo che sarebbe diventato un medico. «Me lo diceva mia mamma, Rosa, già alle elementari», ricorda. Dopo le scuole dell’obbligo ad Amalfi e il liceo classico Tasso a Salerno, si è laureato in Medicina a Napoli nel 1959 con il massimo dei voti. Poi è salito a Torino per la specializzazione in Cardiologia. Il servizio militare lo ha portato a Ghedi: «Dalla base prendevo il pullman usato dai figli degli ufficiali per andare a scuola e raggiungevo Brescia, dove facevo il volontario al Civile», racconta. È in quegli anni che durante una festa, scoccata la mezzanotte, ha conosciuto Wally, la donna che sarebbe diventata sua moglie e madre dei suoi due figli: Alessandro, cardiologo al Civile, ed Emanuela, stimata psichiatra deceduta nel 2007.




