Qualcuno la scienza la racconta con numeri, formule e grafici. Qualcun altro, invece, riesce a farne una storia piena di passione, curiosità, umanità.
È il caso del bresciano Alan Zamboni, laureato in Ingegneria e in Lettere moderne, musicista, attore, autore e divulgatore scientifico con il canale YouTube «Curiuss» che conta oltre 200.000 iscritti, dove racconta la storia della scienza senza mai renderla né banale, né inaccessibile.
Nel suo lavoro convivono fisica, astronomia, cultura umanistica e narrazione: un equilibrio raro, costruito nel tempo. Zamboni è, infatti, anche autore di saggi e racconti, e il suo ultimo romanzo, «L'atomo sfuggente» (Mondadori, 2025, 368 pp, 19,50 euro), ne è forse la sintesi più compiuta.
L’ultimo romanzo
Un giallo a tinte noir che affonda le radici nella storia della fisica e che prende il via dalla scomparsa di Aldo Colombo, professore di fisica al liceo, un sabato d'autunno del 1971, a Brescia. Nessun biglietto, nessuna spiegazione. A cercarlo è Teo, suo ex studente e matematico brillante, affiancato da Deianira, insegnante precaria di origini ungheresi dall'ironia tagliente. La pista li condurrà fino a Roma, agli anni Trenta, al laboratorio di Enrico Fermi in via Panisperna e all'ombra di Ettore Majorana.
Un libro in cui la scienza è il vero nucleo roboante del motore narrativo. Zamboni è anche tra i fondatori dell'Associazione Culturale Atelier, un gruppo eterogeneo composto da fotografi, artisti, musicisti, ingegneri, insegnanti e grafici, unito dalla convinzione che la diffusione di conoscenza e cultura sia indispensabile all'essere umano e alla società in cui vive. Insieme organizzano eventi, sostengono manifestazioni culturali e sviluppano progetti interdisciplinari: esattamente il tipo di contaminazione che ben lo rappresenta.
Lo abbiamo incontrato, per parlare di divulgazione, misteri scientifici e della forza, dirompente, della curiosità.
L’intervista
Alan, come è nato il suo canale YouTube?
Ho iniziato nel settembre 2015, ero rientrato dalla Francia, dove ero stato per un annetto e dove avevo imparato un po' di francese, anche seguendo divulgatori scientifici su YouTube. Mi piaceva il loro modo di fare. Avevo seguito anche una divulgatrice americana di fisica che mi piaceva molto, e mi sembrava che in Italia queste cose non fossero ancora molto diffuse. Allora ho pensato di cominciare, totalmente per passione, senza immaginare che sarebbe potuto diventare un lavoro. Ho iniziato occupandomi un po' di astronomia, un po' di fisica, qualcosa anche di Van Gogh, che era un'altra mia passione. Poi pian piano il canale si è spostato verso quello che è attualmente: un canale di storia della fisica e dell'astronomia. Il pubblico ha cominciato a crescere, qualche divulgatore più importante mi ha segnalato e siamo arrivati qua, dopo più di dieci anni.
Il suo stile è molto narrativo, quasi cinematografico. Quanto conta lo storytelling rispetto alla semplice divulgazione?
Su YouTube, fortunatamente, ognuno è libero di fare quello che vuole. Però secondo me, quando si fa divulgazione su questo tipo di mezzo, l'aspetto dello storytelling è fondamentale. Io scrivo quasi tutto quello che devo dire, lo rileggo più volte, vedo che tipo di ritmo ha, e poi lo porto davanti alla telecamera. Mi piace vedere, quando guardo i video di qualcun altro, che sono stati pensati con un ritmo, una cadenza. Se ci sono anche dei momenti di stacco per recuperare l'attenzione, con aneddoti e anche con un po' di umorismo. Ciascuno lo mette dentro a modo proprio, a seconda della propria sensibilità. Ma lo storytelling è sicuramente l'aspetto che mi affascina di più da utente e quindi è quello che cerco di curare di più nel mio canale.
Ha una formazione sia scientifica che umanistica: ingegneria prima, poi lettere moderne. Come convivono queste due anime?
Entrambe le facoltà mi hanno aiutato. Ingegneria mi ha aiutato per tutti gli aspetti scientifici: non temere le formule, le lettere greche e a essere tranquillo di fronte ai passaggi logici. La facoltà di lettere mi ha dato la passione per la storia – la mia tesi era in storia moderna – e probabilmente mi ha aiutato a dare al canale un approccio non esclusivamente scientifico, ma di storia della scienza. Ho scelto questo taglio anche perché mi sembra un ambito molto sacrificato nelle scuole: chi fa storia non si occupa quasi mai di scienza, e chi fa fisica o matematica non ha il tempo materiale – o a volte manca anche la preparazione – per contestualizzare storicamente. È piuttosto raro, quindi, che nelle scuole si insegni storia della scienza. Il rischio è che la scienza sembri qualcosa caduto dal cielo, come se gli scienziati non avessero un contesto storico. Avere il contesto aiuta anche a capirla meglio.
L’anno scorso Mondadori ha pubblicato il suo ultimo libro, «L’atomo sfuggente»…
Avevo già scritto altri libri di narrativa. Mondadori mi ha contattato sapendo che avevo un discreto numero di follower e che avevo già scritto, e mi ha chiesto se volessi fare un libro. Io da sempre volevo scrivere un giallo – Mondadori nella mia testa era proprio l'immagine del mondo dei gialli, con la storica copertina. Ho proposto quindi un poliziesco a sfondo scientifico… loro ci hanno pensato un attimo e poi hanno detto: «proviamo!». È stata una sfida, perché si potevano intercettare due tipi di pubblico oppure perderli entrambi. Però, alla fine, non mi sembrano due mondi così distanti, quello del giallo e quello della ricerca scientifica: in fondo un ricercatore raccoglie prove tramite esperimenti e cerca di produrre dei modelli della realtà, per capire come funziona qualcosa… non è tanto diverso da un investigatore. Ho ambientato la storia negli anni Trenta, nel periodo di Fermi e dei ragazzi di via Panisperna, un'epoca importantissima per la fisica mondiale, in cui l'Italia era al centro dell'attenzione. E all'interno di quel contesto c'era già un grande mistero: la scomparsa di Ettore Majorana. Ho cercato di sfruttare questo aspetto di mistero già presente nella storia della scienza.
C'è un periodo storico che l’appassiona particolarmente?
Vado a periodi, a seconda di quello che sto studiando. Nell'ultimo anno e mezzo sto approfondendo tutta la parte della fisica nucleare, dalla fine degli anni Venti fino allo sgancio delle due bombe atomiche. È un periodo che trovo molto interessante perché, al di là dello sviluppo scientifico impressionante, è cambiato anche il modo in cui il mondo guardava alla scienza. In quel momento la scienza si è trovata sotto gli occhi del mondo e non era in una bella posizione: le bombe atomiche hanno mostrato la terribile pericolosità di quella scoperta. Ci si è trovati di fronte a una verità che c'è sempre stata, ossia che la ricerca in sé è neutra, dipende da come la si utilizza. Non si può evitare di ricercare, perché è parte della natura dell’uomo. Bisogna trovare il modo di gestire quello che si trova. E in quel momento si è trovato qualcosa di veramente impressionante che ha segnato un momento di svolta nell'approccio dell'umanità con il mondo scientifico. Quel periodo tira in gioco non solo la scienza, ma anche l'etica, la morale e la gestione politica di quello che si era scoperto, per evitare la distruzione del genere umano. La necessità di confrontarsi, di mettere dei paletti e della diplomazia, ne fanno un periodo storico incredibilmente attuale e interessante.
Alan, lei è anche musicista e porta spesso in vari contesti spettacoli teatrali…
Porto spesso i miei talk: incontri – circa venti o trenta date all'anno – in biblioteche, teatri e scuole. Racconto storie di scienza – il più recente su Fermi e i ragazzi della Panisperna, si intitolava «La fisica ai tempi del fascismo». Con un mio amico, il cantautore Alessandro Sipolo, abbiamo presentato anche uno spettacolo che partiva dal suo album «Eresie», per raccontare tre figure legate al tema: Arnaldo da Brescia, Galileo e Giordano Bruno. Una sorta di teatro-canzone.
E per quanto riguarda i prossimi progetti?
Adesso stiamo preparando un nuovo spettacolo con Alessandro che si intitola «La deriva – che fine ha fatto il pensiero scientifico?». In questo spettacolo raccontiamo storie di persone che hanno preso una strada diversa dalla razionalità e dal metodo scientifico, andando a vedere i disastri che ne sono scaturiti, per spiegare cosa significa davvero avere un approccio scientifico alle cose, con il rischio di finire alla deriva quando questo approccio viene a mancare. Sono spettacoli divertenti, si usa molto l’ironia, ma si passano anche messaggi importanti attraverso queste storie. La prima data sarà il 20 settembre al Politecnico di Milano, in occasione del Festival Internazionale dell'Ingegneria. Un altro progetto è quello di «Acqua», insieme al mio amico e artista bresciano Pietro Gardoni. Pietro ha fatto un lavoro straordinario sull'acqua e il ghiaccio, portato in giro per il mondo, premiato a Berlino, negli Stati Uniti, in Canada. L'idea è che io racconto l'acqua da un punto di vista scientifico – come è stata capita, la storia della molecola, la sua importanza – e lui interviene con la sua visione artistica, proiettando le sue installazioni di video art. Stiamo cercando una data di lancio intorno a marzo, che è il mese dedicato all'acqua, con la Giornata Mondiale dell'Acqua.


