Un viaggio nei filati, dalla bidimensionalità del disegno alla tridimensionalità del prodotto, giocando con forme, colori e sensazioni tattili. È questo il mondo di Alessia Ferazzoli, sui social @alle_creativelab, nella cui bio avverte «Questo non è un lavoro da nonna». Una rivendicazione di modernità per tutte le tecniche legate al filato che Alessia esplora – e insegna – da anni: dall’uncinetto al crochet, dalla maglia al macramé, fino all’ultimo amore, il tufting.
La storia
Laureata in fashion design alla Laba, originaria di Manerbio e oggi residente a Montichiari, il suo primo contatto è stato con i tessuti. «Ho iniziato con il cucito, poi ho iniziato a lavorare in un’azienda che produce filati, sono parte dell’ufficio creativo da undici anni, e da lì ho iniziato un lavoro di ricerca personale parallelo».

Aiutata da una professione che, ammette, «mi piace e mi consente di essere al passo con tecniche e tendenze colore», Alessia ha quindi iniziato a sperimentare con la sua manualità. «Per un po’ ho anche portato avanti un’attività come bodypainter, qualcosa che nel post Covid è andato più scemando, lo faccio ancora per eventi o momenti particolari, ma ora mi occupo soprattutto dei filati a 360 gradi».
I tappeti
Tante le tecniche che ha appreso, con corsi ad hoc e con tanta pratica: lavoro a maglia e uncinetto, crochet e amigurumi (pupazzetti in 3D realizzati appunto a maglia o con l’uncinetto) e il tufting. «Una tecnica tessile che permette di creare tappeti e decorazioni, l’ultima con la quale ho iniziato a sperimentare ma che mi dà delle soddisfazioni incredibili e che ho subito fatto mia».
La lavorazione parte da un disegno, realizzato su una tela tesa su un telaio, e attraverso il quale viene poi spinto il filato con una pistola ad hoc. Il lavoro si esegue sul retro della tela, e l’effetto finale, su quello che può diventare un arazzo, un tappeto o una decorazione, compare sul davanti. Ma come arriva l’ispirazione? Oltre che dal lavoro, soprattutto per quanto riguarda le tecniche, «da qualunque cosa, di solito da immagini o disegni online, che poi devo sempre personalizzare e rendere miei».
Tra tufting e amigurumi

Il tufting è protagonista anche di alcuni dei workshop che Alessia tiene in provincia, da Castello Quistini al Centro San Clemente fino ad alcuni locali in città, insieme al crochet e alla creazione di amigurumi. «Ho quasi sempre partecipanti donne, ma il corso di tufting che ho seguito io a Milano era tenuto da ragazzi: l’attività con i filati è qualcosa senza genere, oltre ogni tipo di pregiudizio». A casa sua ha una stanza-laboratorio, dedicata ad ospitare telai, filati, tessuti, materiale per il bodypainting, una sorta di regno creativo che trasmette poi nel corso dei suoi workshop.
«La mia attività era nata principalmente come vendita del prodotto finale, ma tra tempistiche e costi di produzione diventa complesso – ha spiegato –. Oggi faccio poco su commissione e sto investendo sempre di più nella parte di corsi e lezioni, che mi piace molto. Amo il contatto con le persone e vedere la soddisfazione che le accende quando si rendono conto di poter creare qualcosa con le loro mani. Il fare e disfare diventa quasi qualcosa di meditativo».
Lo scopo dei corsi è anche quello, ribadito, di far riscoprire tecniche che spesso rischiano di venir accostate ad una tradizione passata, «da nonna. Non è così. Si tratta di accostarsi a tecniche artigianali da riadattare in chiave moderna, attuale. Ho visto una riscoperta di tecniche manuali di questo tipo tra i giovani da dopo il Covid – ha spiegato Alessia –, una tendenza riscontrata anche sul lavoro. Si è riscoperto il valore della manualità, della passione e del tempo da dedicare alla creazione di qualcosa».



