Storie

«Il talento nasce ovunque, ma senza ghiaccio si scioglie»

Francesca Zani
Le parole di Carolina Peroni Portesi, pattinatrice di Rezzato
Carolina Peroni Portesi
Carolina Peroni Portesi
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Cosa significhi sognare in grande, lavorare per arrivarci, superare anche gli infortuni per puntare ad una olimpiade partendo da Brescia lo spiega bene l’esperienza di Carolina Peroni Portesi, 24 anni, promessa del pattinaggio artistico di coppia che da quasi vent’anni vive tra sacrifici e trasferimenti.

Tutto è nato quando aveva sei anni su una piccola pista a Montichiari, aperta qualche mese l’anno: molto lontana dagli standard internazionali, ma sufficiente per accendere la scintilla: quella scattata quando ha visto Barbara Fusar Poli, che sarebbe poi diventata la sua allenatrice. A otto anni inizia ad allenarsi a Milano: solo da lì si può fare il salto di qualità. Cominciano giornate frenetiche, divise tra scuola e allenamenti cinque giorni su sette. «Studiavo, mangiavo, mi cambiavo in macchina, la mia casa mobile per anni. Non mi è mai pesato. Anche il bullismo alle medie mi ha fortificato».

A 14 anni il trasferimento a Milano gestendo da sola la propria vita. Carolina è molto dotata e arrivano i primi successi nazionali e internazionali. Poi, nel 2017, il primo stop: la lama del partner le recide il tendine d’Achille. Due interventi e otto mesi di riabilitazione a Pavia. «In quel periodo, vivendo in un campus universitario, ho scoperto una dimensione più adeguata alla mia età, che mai avevo conosciuto prima. Tornare alla rigidità dell’allenamento non è stato semplice, ma la passione ha prevalso come sempre».

Rientrata con più grinta: nei quattro anni successivi conquista con la nazionale due titoli italiani juniores e un bronzo ai Campionati Italiani senior. Nel 2021 un altro grave infortunio(ancora una volta è la lama del partner a romperle il tendine rotuleo),ancora sette mesi di stop. L’anno olimpico era alle porte e una solo una gara la separava dalla qualificazione per parteciparvi con prospettive altissime. «Il mio sogno si è fermato di nuovo» afferma Carolina. Nel 2022 prova a continuare, ma psicologicamente qualcosa si è spezzato. Si iscrive allora all’Accademia Santa Giulia di Brescia, iniziando un futuro parallelo. Ma la passione è restata, e troppo forte è il richiamo delle lame argento e di quello specchio ghiacciato.

Oggi si allena all’ICE Lab di Bergamo quattro o cinque ore al giorno e potrebbe presto rientrare nel giro della Nazionale con un nuovo partner. «Oggi-afferma- sento una maturità e una sicurezza nuove, fondamentali in questa disciplina. Ma sto ancora cercando la difficile quadra tra università, allenamenti e continui spostamenti. Gli sport su ghiaccio potrebbero crescere molto dopo l’effetto Olimpiadi, ma senza strutture restano inaccessibili, anche per gli alti costi legati ai trasferimenti. Il talento può nascere ovunque. Ma senza ghiaccio è destinato a sciogliersi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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