Lo scialpinismo alle Olimpiadi: la storia nata tra Brescia e l’Adamello

Dalle radici fissate dalla Società Ugolini nel 1960 ai Giochi di Milano-Cortina: viaggio tra regole e protagonisti di una disciplina che debutta a cinque cerchi nel segno della tradizione lombarda
Giovanni Capra
Lo scialpinismo debutta a un'olimpiade
Lo scialpinismo debutta a un'olimpiade

Non è più solo una questione di «pelli» e silenzi d'alta quota. Lo scialpinismo si toglie l'abito della nicchia alpinistica per indossare la divisa ufficiale delle Olimpiadi. A Milano-Cortina 2026 la disciplina farà il suo debutto storico, portando con sé un carico di fatica, tecnica e, soprattutto, una forte impronta bresciana e lombarda. Il primo appuntamento è per il 19 febbraio, con la Sprint femminile.

Se oggi i campioni sfrecciano in pochi minuti su percorsi tracciati, le radici di questo sport affondano nel ghiaccio dell’Adamello e nelle intuizioni pionieristiche nate all’ombra della Loggia.

Dinastie (e coppie) sulla neve

L’Italia si presenta all’appuntamento con i favori del pronostico, schierando atleti che portano lo scialpinismo nel Dna. Per le prove olimpiche sono stati scelti i valtellinesi Giulia Murada (classe 1998) e Michele Boscacci (1990). Entrambi sono figli d’arte: i padri, Ivan Murada e Graziano Boscacci, furono una coppia leggendaria capace di dominare le scene mondiali tra il 1990 e il 2010, trionfando in classiche come il Mezzalama e l'Adamello.

Alba De Silvestro e Michele Boscacci - Foto Fisi
Alba De Silvestro e Michele Boscacci - Foto Fisi

Accanto a loro, la bellunese Alba De Silvestro, moglie di Michele Boscacci dal 2021: una coppia nella vita e nello sport che promette scintille nella Mixed Relay.

Le regole: sprint e staffetta

Dimenticate le ore di solitaria ascesa: il formato olimpico è adrenalina pura.

La Sprint: è una gara "esplosiva" mutuata dal fondo. Dura circa 3-4 minuti. Si parte in batterie da sei; gli atleti affrontano due o tre salite (di cui una ripidissima con gli sci nello zaino), discese tecniche e cambi d’assetto fulminei. Qui, un errore nel togliere le pelli può costare 10 secondi e la qualificazione.

La Mixed Relay (Staffetta Mista): è un format ad alta intensità della durata di circa 15 minuti. La donna parte per prima, affronta il percorso e dà il cambio all'uomo. Un'alternanza che si ripete per due frazioni a testa fino alla volata finale.

L’Adamello, dove tutto ebbe inizio

Il Rally 1976, dalla vetta del Corno Bianco la Nord dell'Adamello © www.giornaledibrescia.it
Il Rally 1976, dalla vetta del Corno Bianco la Nord dell'Adamello © www.giornaledibrescia.it

Se lo scialpinismo è oggi sport olimpico, deve molto alla visione di un club cittadino: la Società Ugolini. Era il maggio del 1960 quando, da un'idea di Tino Bini, Enrico La Micela e Innocente Spinoni, prese il via il primo raduno scialpinistico sui ghiacciai di Adamello e Presanella.

Da quel «Rally» pionieristico nacque un movimento che negli anni '70 contagiò tutto l'arco alpino (dal Guglielmo al Bernina). Brescia è rimasta l'ombelico del mondo della specialità, ospitando Mondiali e tappe di Coppa del Mondo, fino all'ultima edizione della «Scialpinistica dell’Adamello» del 2023. Un filo rosso (o meglio, azzurro) che unisce il Passo del Tonale alla Ski Arena di Bormio.

Oltre il cronometro

Nonostante la trasformazione in disciplina olimpica, lo scialpinismo conserva un'anima profonda. Come suggerisce lo scrittore Cédric Sapin-Defour nel suo «Sugli sci», questa disciplina è «un'ultima maniera di vivere il tempo».

È la libertà dagli impianti di risalita, è la capacità di leggere la neve e il pendio, è la consapevolezza che in montagna il «rischio zero» non esiste. Una filosofia che i giovani atleti azzurri portano in dote: agonisti feroci in gara, ma «militanti» di un futuro respirabile e appassionati conoscitori del silenzio bianco una volta tagliato il traguardo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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