Certe vittorie arrivano improvvise, inaspettate; e sorprendono perfino chi le conquista. È il caso di Simone Alfano, 23 anni, bresciano di Isorella, che il 18 aprile scorso a Colonia, in Germania, ha scritto una pagina memorabile dello sport emergente, laureandosi campione del mondo di calisthenics endurance, disciplina che mette alla prova forza, resistenza e controllo attraverso esercizi ad alta intensità eseguiti a corpo libero.

Un anno fa la sua avventura finì ai quarti di finale, un traguardo importante che però aveva gli ha lasciato in bocca il retrogusto amaro delle occasioni sfumate. La realizzazione del suo sogno pareva distante, quasi fuori portata. Oggi, invece, tutto è cambiato: con un oro mondiale nella cornice della Calisthenics Cup del Fibo, la più importante vetrina europea del settore.
Il torneo
Il torneo riuniva i 16 migliori atleti del pianeta, selezionati mesi prima. Formula spietata, a eliminazione diretta: ottavi, quarti, semifinali e finale. Nessun margine per l’errore. E Alfano, passo dopo passo, ha trasformato la pressione in energia, la fatica in lucidità. «Ho affrontato i migliori al mondo – racconta ancora con un pizzico di incredulità –. In finale ho trovato Alexis Junghen, un francese molto forte che conoscevo già, mentre sul podio con noi è salito anche il bulgaro Stoyan Banov».
Il momento chiave è arrivato in semifinale. L’avversario da battere? Alessandro Greco, considerato uno degli atleti più forti della competizione. La sfida sembrava proibitiva, invece ha segnato la svolta. «In semifinale ho trovato l’italiano più tosto che potessi incontrare – spiega Alfano –. Lui ha commesso qualche errore nei set unbroken, quelli che non si possono interrompere, mentre io sono riuscito a restare pulito. Questo mi ha permesso di recuperare meglio e vincere senza troppe difficoltà».
La finale
Da lì, la finale è stata quasi una strada in discesa. «È stato tutto assurdo. Non pensavo minimamente di poter fare quello che ho fatto. Mi sono scontrato con i più forti al mondo e sono uscito vincitore. Se mi guardo indietro, non avrei mai pensato di poter vincere una gara così ambita e di essere il nuovo campione del mondo». Parole semplici, che raccontano meglio di qualsiasi enfasi la portata dell’impresa. Perché il calisthenics endurance non è soltanto forza: è resistenza, tecnica, gestione della fatica, controllo mentale. Circuiti ad altissima intensità, tra muscle-up, trazioni, dip e piegamenti, eseguiti con precisione millimetrica anche quando il corpo chiede di fermarsi.

Il 23enne campione iridato, nato ad Asola e residente a Isorella, non è solo atleta, ma anche personal trainer, e si pone l’obiettivo di far crescere una disciplina sempre più strutturata e riconosciuta.
E mentre Colonia ha incoronato nei giorni scorsi Simone Alfano campione del mondo, Brescia si gode ora un talento che ha imparato attraverso la fatica e la passione a vincere contro ogni previsione. E in quello spazio, sospeso tra una sbarra e l’altra, la gioia corre di pari passo con la genuina incredulità di chi si ritrova dentro un sogno divenuto meravigliosamente reale.



