Storie

La barboncina Peg negli anni ‘50 fu un caso di studio, oggi avrebbe Instagram

Un corto circuito culturale che racconta un’Italia sparita, nel 2026 sarebbe acchiappalike
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

La cagnolina Peg con la sua padrona Ines Corridori
La cagnolina Peg con la sua padrona Ines Corridori

Alla voce «cagnolina Peggy» YouTube – che è una delle più grandi invenzioni archivistiche dell’era contemporanea con inevitabili controindicazioni – mostra la Babele: «Peggy…cagnolina felice», «Peggy la mia cagnolina», «cane Peggy saltatrice». C’è persino «intervista alla mia cagnolina Peggy», filmato amatoriale nel quale il quattro zampe reagisce a discutibili domande mugugnando, immobile, disteso al suolo. Non sono i risultati sperati. Il declino, d’altronde, si vede sempre dai dettagli.

Archivio Luce

Bisogna scavare di più e meglio per trovare la Peggy originale. Spunta da un filmato dell’Archivio Luce. Un minuto in bianco e nero nel quale il narratore giocando dimostra le qualità eccezionali del cane-celebrità. La storia di Peg fu un corto circuito culturale nell’Italia del boom economico, perché fece convergere l’interesse di intellettuali, scienziati e testate internazionali. Soprattutto, il caso ha anticipato il moderno dibattito sull’etologia cognitiva e sul profondo legame emotivo e comunicativo tra uomo e animale. Negli anni Cinquanta medici, veterinari e psicologi arrivarono a Chiari per analizzare il cane e per comprendere se si trattasse di intelligenza o condizionamento.

Curiosità

Una narrazione che – per sua natura – sembra rimbalzare costantemente tra leggerezza e gioco, senza mai eccedere nella banalizzazione. Piuttosto si è alimentata la curiosità dell’Italia, cercando comunque di capirne di più. Un equilibrio che racconta un Paese lontano - sistema mediatico incluso. In un’Italia (sicuramente) più rozza, (forse) più ignorante e (di certo) più genuina la storia di lady Peg assume contorni romantici, al confine tra sacro e profano, tra serio e faceto, tra scienza e fede, tra verità e truffa. Ma anche nell’ironia c’è ravvedimento, anche nella leggerezza c’è umiltà.

Il dubbio

Alla fine dell’intervista alla barboncina nella sua casa di Chiari nel 1959, Dino Buzzati scrive: «Prima di varcare il cancello, mi volto per un ultimo saluto. Seduta sulla soglia, Peg mi sta fissando. Nei suoi terribili occhi mi sembra di intravedere qualcosa che sta fra il compatimento e l’ironia».
La discrasia coi tempi moderni sta tutta qui: nel dubbio. Oggi Peg sarebbe un fenomeno da baraccone, alla mercé di acchiappalike o peggio di acchiappasoldi. Diventerebbe un mostro dei social prima e della tv poi, forse farebbe qualche pubblicità. Verrebbe inondata dai commenti, di bot e meno bot. La signora Ines sarebbe un’influencer e pubblicherebbe cinque reel al giorno, fino all’ultimo respiro di Peg.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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