Quattromila chilometri in bicicletta, venti giorni di viaggio e una media di 200 chilometri al giorno. Per Ilaria Delbono, 32enne di Concesio che da sette anni vive e lavora a Milano, la NorthCape 4000 è stata soprattutto questo: attraversare l’Europa sui pedali fino a vedere comparire il mare di Capo Nord.
È partita il 25 luglio da Rovereto ed è arrivata il 13 agosto, al termine di un’avventura che aveva cominciato a immaginare un anno fa. La NorthCape 4000 è un’avventura di ultracycling che porta i partecipanti dall’Italia a Capo Nord, in Norvegia: circa 4mila chilometri da affrontare in autonomia, seguendo una traccia e alcuni punti di passaggio obbligatori. Non è una gara e non c’è una classifica, ma un tempo entro il quale completare il viaggio. «Conosco una ragazza di Milano che l’anno scorso aveva partecipato partendo da Berlino - racconta Ilaria -. Ho seguito il suo viaggio sui social e mi sono detta che prima o poi mi sarebbe piaciuto provarci. Il problema era avere così tanto tempo a disposizione».
Il viaggio
L’occasione è arrivata con il matrimonio con Alessandra e il congedo concesso dalla sua azienda. «È stata mia moglie a dirmi: perché non ti fai un viaggio in bici? Ho pensato subito alla NorthCape». La bici, del resto, è una presenza di famiglia. «La passione me l’ha trasmessa mio papà Marco. Da piccola lo seguivo alle gare di mountain bike con la sua squadra: per me la bici è sempre stata di casa».
Da anni Ilaria pratica con continuità anche la corsa, ma le due ruote sono rimaste il primo amore: «Quando torno a Brescia cerco sempre di portarmi la bici». E proprio con papà Marco ha condiviso l’inizio dell’avventura: insieme da Rovereto al Brennero, dove lui si è fermato mentre lei ha proseguito verso Innsbruck. «È stata una delle giornate più belle». Ma non tutte lo sono state. Nella prima metà del viaggio Ilaria aveva fatto amicizia con un partecipante sardo e i due avevano iniziato a pedalare insieme. Intorno al decimo giorno una caduta lo ha però costretto al ritiro. Due giorni più tardi è arrivato il momento più difficile. «Avevo male alle ginocchia e ho pensato: basta, mi fermo qui, non mi sto divertendo». A rimetterla in marcia è stato un altro partecipante: «Mi ha detto: dai, tra 50 chilometri ci fermiamo e mangiamo una torta».

È bastato spostare l’obiettivo da Capo Nord a quella sosta per ripartire. A pesare sulla testa sono state soprattutto le interminabili foreste svedesi: «Guardavi il navigatore e leggevi: tra 100 chilometri svolta a destra. Strade infinite, tutte uguali». Nella seconda metà si è aggiunto il meteo, tra pioggia, freddo e vento. Poi, in Lapponia, il paesaggio ha cominciato a cambiare. Prima l’incontro con le renne: «Non ne avevo mai vista una. Ti fanno sentire dall’altra parte del mondo, anche se poi diventano quasi la normalità».
Quindi, negli ultimi due giorni, i fiordi. «Quando li vedi per la prima volta ti senti già arrivata». Infine Capo Nord. Dopo 4mila chilometri e venti giorni sui pedali, davanti a Ilaria c’era il mare: «Vederlo è stato magico. In quel momento tutte le difficoltà del viaggio quasi si dimenticano».



