Dove eravamo rimasti. Ah, già, al texano dagli occhi di ghiaccio, bugiardo e mentitore per una vita d'atleta finta, costruita a suon di doping. Il danno d'immagine arrecato dall'americano al movimento è difficilmente quantificabile.
Le confessioni davanti alla tv con tanto di lacrime non riescono a commuovere chi in questo sport ci ha creduto e continua a crederci, nell'illusione forse che sia tutto pulito. Perché nei giorni successivi le dichiarazioni di Armstrong sono suonate come Muoia Sansone e tutti i Filistei. Se io finisco nel fango - sembra ragionare lo Yankee - allora ci metto tutto il movimento, compresi i campioni del passato. Ma così non vale, non funziona come auto assoluzione neppure dire che è uno sport duro e faticoso. Lo sappiamo, ma nessuno lo obbliga a praticarlo.
La verità me la disse tempo fa Felice Gimondi in una intervista, a precisa domanda sul doping della sua epoca. "Non è che ai nostri tempi - mi disse - non esistessero le bombe. Si usavano eccome, ma con estrema moderazione semplicemente per agevolare il recupero dell'atleta. Succedeva che le usavi nelle corse a tappe, uno, due giorni, il resto a pane e acqua. E non succedeva mai che un brocco diventasse campione". Nulla a che fare con il doping scientifico o i campioni costruiti in laboratorio degli ultimi anni.
La vicenda Armstrong, per quanto choccante, può essere paragonata alla caduta del muro di Berlino. Speriamo che escano allo scoperto tutti i nomi e si faccia pulizia sul serio. Molti giovani che praticano questo bellissimo sport in modo sano e pulito non meritano questi scandali. E a proposito di nomi, stanno uscendo poco alla volta quelli tosti (vedi caso Rabobank). Fra qualche giorno potrebbe capitare di sentir coinvolto il nome di un pluricampione del mondo... Chi ha orecchie per intendere...


