Addio ad un’icona legata alla Ferrari. Sergio Scaglietti, morto in settimana a Modena all’età di 91 anni, ha fatto parte a pieno titolo dell’epopea Ferrari, risultando negli anni uno dei più fedeli collaboratori del Drake, rivestendo alcune delle più belle vetture sport e berlina che hanno fatto la storia della Casa di Maranello.
Nato alla periferia di Modena il 9 gennaio del 1920, Sergio Scaglietti, a soli 13 anni, dopo la morte del padre, viene mandato a lavorare in una carrozzeria di Modena come battilastre. Dopo la guerra aprì una propria attività e per puro caso nel 1953 iniziò a collaborare con la Ferrari.
Tutto nacque quasi per caso, ossia come spesso accade dalla soddisfazione di un cliente che segnalò allo stesso Ferrari le capacità di Scaglietti che gli aveva appena riparato in modo perfetto la sua vettura.
Ferrari lo chiamò nel suo ufficio di Modena e gli propose di costruire le scocche della 500 Mondial. Da quel momento iniziò un intenso rapporto professionale.
A Scaglietti si rivolsero i piloti gentleman per sistemare le loro auto da corsa ammaccate, ma anche prestigiosi clienti, capi di stato, personaggi del mondo dello spettacolo, ai 
quali il carrozziere personalizzava, anche con pezzi unici ora assai ricercati dai collezionisti, le auto uscite da Maranello. Un vero e proprio punto di riferimento per il pianeta Ferrari. E non è un caso che fino a qualche anno fa Sergio Scaglietti abbia preso parte a tantissimi raduni in ogni angolo del mondo per raccontare i segreti e i suoi anni con il cavallino rampante.
Il suo essere non permette di definirlo solo carrozziere. Il suo genio creativo ha contribuito alla nascita di vetture storiche come la 250 Gto che ha segnato la storia della Ferrari nella categoria Gran Turismo, ma anche, la 250 Testarossa, la Dino e la Daytona.
Una sua Ferrari realizzata nel 1954 l’abbiamo vista ospitata a Flero (BS) in occasione dell’incontro dibattito sul tema del restauro e l’approccio della Soprintendenza al mondo del restauro dei veicoli storici.
Un capolavoro battuto in lastra di alluminio. Un esempio di rara maestria nelle forme e un modello a cui guardare per comprendere a pieno non solo la filosofia del battilastra che l’ha plasmata ma anche della sensibilità di Sergio Scaglietti.
«Lascia al mondo - ha detto il presidente della Ferrari Luca di Montezemolo - l’eredità di un’artista che ha modellato con il suo talento e il suo lavoro alcuni dei più bei modelli della nostra storia». A conferma del suo lungo rapporto con la Ferrari, Montezemolo ha dedicato a questo protagonista discreto ma importante della storia della Ferrari la 612 Coupè Gran Turismo, la Ferrari Scaglietti, appunto. 
Quando il Drake morì, accanto al suo letto c’era l’amico Sergio, i famigliari più stretti e pochi altri. Tra i due c’era complicità, parlavano sempre in dialetto modenese, passavano giornate insieme, soprattutto ad agosto, nei famosi pranzi del sabato, in pista a Fiorano, dove avevano accesso solo i più fidati amici e collaboratori dell’Ingegnere.
«Quando è morto Ferrari, sono morto anch’io», ripeteva Scaglietti, a testimonianza del suo rapporto con «il grande capo», come lui stesso lo definiva, che andava ben oltre quello professionale.
Roberto Manieri



