Divertirsi seriamente. È la sintesi della filosofia del lavoro e del gioco che ieri sera Gonzalo Quesada, l’allenatore della nazionale italiana di rugby, ha illustrato a Rovato, in un incontro organizzato nell’ambito delle iniziative promosse dal club franciacortino per festeggiare i cinquant’anni della società.
Capacità
Arrivato in Italia dopo che gli azzurri erano usciti malconci dalla Coppa del Mondo 2023 in Francia, sconfitti pesantemente dalla Francia e dagli All Blacks a Lione, Quesada in poco tempo ha riacceso la luce di un movimento che il Mondiale aveva lasciato pieno di dubbi e in grave depressione.
Con lui alla guida, nell’arco di tre stagioni, la Nazionale ha battuto due volte la Scozia e il Galles nel Sei Nazioni, l’Australia, lo scorso autunno a Udine, pareggiato con la Francia a Lille e, infine, vinto per la prima volta contro l’Inghilterra, quest’anno a Roma.
Il segreto? La ricerca innanzitutto di un’identità collettiva: «La miglior squadra è quella in cui tutti i membri offrono il massimo impegno individuale e un alto livello di dedizione», ha spiegato.
Il «viaggiatore»
Per raggiungere questo obiettivo Quesada si è trasformato in un predicatore indefesso che ogni giorno porta il suo verbo sul territorio; ieri a Rovato, oggi a Bolzano, domani in qualche altro posto ancora, prima di tuffarsi ai primi di giugno nella nuova avventura del Nations Championship che vedrà l’Italia impegnata a luglio contro il Giappone, la Nuova Zelanda e l’Australia, in un tour difficile e molto impegnativo.

«Dove cercheremo di portare una squadra solida, lasciando tuttavia a casa quei giocatori che sono reduci da grandi carichi di lavoro – ha detto – perché l’anno prossimo ci saranno i Mondiali e pertanto, dalla fine di quest’estate, fino all’autunno 2027 e poi in vista del Sei Nazioni successivo saranno pochissimi gli spazi di tregua e di riposo».
A una platea attentissima e affollata composta in gran parte da allenatori venuti da tutta la Lombardia, il coach degli azzurri, dopo i saluti di Beppe Pagani, presidente del Rovato, ha dato a braccio innumerevoli spunti su cui articolare il lavoro, si parli di un’Under 14 o di una formazione seniores. «Lo stress da prestazione? – ha osservato - Nasce dal gap tra la percezione di un’atleta delle proprie capacità e il livello della sfida che deve affrontare. Più si allarga, più cresce la pressione. L’antidoto è concentrarsi su ciò che si sa fare e cercare di farlo al meglio, preparando cose semplici, con messaggi chiari e brevi. Perché i giovani di oggi non li tieni più mezz’ora seduti di fronte a una cattedra ad ascoltare una lezione: dopo due minuti hai perso la loro attenzione».

Più e più volte
E ancora: «Il tempo è qualità, un esercizio va ripetuto più volte solo se viene fatto bene, altrimenti si assimila un gesto sbagliato e correggerlo diventa ancora più difficile».
E poi tante domande: sulla gestione del gruppo, la capacità di relazionarsi con profili di livello diverso: «A ciascuno devi dare un feedback individuale, nessun feedback è un feedback negativo». E guai a lasciare passare gli atteggiamenti negativi. Anche se a comportarsi male è una star della squadra.



