Addio a Franco Zani, da Iseo all’élite del rugby

Il giorno di Pasqua se n’è andato Franco Zani, aveva 87 anni e in un’altra Pasqua, quella del 1963, passata alla storia del rugby italiano come la «Malapasqua di Grenoble» era stato protagonista di una storica sfida tra l’Italia e Francia finita con una beffa all’ultimo minuto: la meta dell’ala Darrouy regalò la vittoria ai Bleus 14-12, dopo che gli azzurri erano stati in vantaggio per gran parte del match.
La carriera
Nato a Iseo il 24 ottobre del 1938, Zani con la maglia della Nazionale aveva esordito contro la Germania nel 1960. Poi, nel 1961, dopo aver conquistato due scudetti con le Fiamme Oro, il trasferimento in Francia, ad Agen, dove restò per la vita, avviò uno studio di progettazione edile («il rugby non dura per sempre», diceva) e la cui squadra portò alla conquista del Bouclier de Brennus (lo scudetto di Francia) nel 1962, nel 1965 e nel 1966 divenendo una leggenda assoluta del rugby transalpino.
Angiolino Rocchelli, l'uomo che lo avevo scoperto nella squadra degli Artigianelli, lo ricordava alto, timido, dinoccolato. «Visto nel cortile del collegio, all'inizio degli anni Cinquanta, Zani non sembrava certo l'atleta che sarebbe diventato - raccontava Rocchelli -. Era un mingherlino e non particolarmente dotato». Invece si affermò come il numero otto più forte del mondo. Undici volte nazionale, tra il 1960 e il 1966.
«Durante e dopo quell'esperienza lo rividi trasformato: alto, forte, un uomo con un fisico straordinario – ricordava sempre Rocchelli –. E un idolo dei tifosi francesi. Faceva pubblicità sui giornali e tutti stravedevano per lui».
I ricordi
«Era un rugby di altri tempi – spiegava Zani qualche anno fa –. E affermarsi in Francia, per noi italiani, non era affatto facile. Pensate: ci allenavamo una sola volta in settimana. Ma con che intensità! Ricordo benissimo il mio impatto con la mentalità francese: al primo allenamento, faticavo a tenere il passo dei miei compagni e, ad un certo punto, tirai un sospiro di sollievo pensando fosse giunta l'ora di andare sotto la doccia. Invece era finita la parte atletica: cominciava la partita. Fu lì che capii che per emergere bisogna sempre dare qualcosa di più, battere sè stessi e i propri limiti».
Fino all’ingresso dell’Italia nel Sei Nazioni, Franco Zani è stato considerato il più forte rugbista italiano di tutti i tempi. Poi l’avvento del professionismo e la partecipazione degli azzurri al Torneo più famoso del mondo ovale hanno modificato un po’ la percezione dei valori. Ma Zani resta una figura indelebile nella storia del sport nazionale e senza dubbio un nome di rilievo assoluto in quella dello sport bresciano.
Lascia la moglie Francesca, conosciuta ad Agen, la figlia Mariline (l’altra figlia Fiorenza è scomparsa nel 2014), la sorella Margherita e il fratello Paolo che fino a pochi anni fa veniva regolarmente a trovare a Iseo.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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