Crescere un figlio costa, e tra le voci di spesa quella relativa all’attività sportiva è tutt’altro che trascurabile. Secondo l’Istat, nel 2024 il 64,4% dei bambini e ragazzi tra i 3 e i 19 anni praticava uno sport, in modo più o meno continuativo. Tra gli 11 e i 14 anni la percentuale sale al 75,6%. È una questione che riguarda tre famiglie su quattro. Sul loro bilancio, il peso economico dello sport dipende dalle predilezioni del figlio.
Se sceglie di giocare a calcio, la gamma di opzioni è molto ampia, e oscilla tra i 250 e gli 800 euro annuali. È quello più democratico, almeno a Brescia. Per tennis e nuoto, a determinati livelli, vale il discorso opposto: non sono alla portata di tutti. Se i figli sono due lo diventano per pochi. Nel mezzo ci sono basket, pallavolo e ginnastica, che hanno peculiarità tutte loro, e per i quali le spese «extra» possono gonfiare in modo ragguardevole i costi complessivi.
La visita medica: una distinzione
La voce che accomuna tutti è la visita medica, che è obbligatoria in qualunque caso. Con una distinzione sostanziale tra quella non agonistica e quella agonistica. La discriminante non è legata soltanto al fatto che un bambino o un adolescente partecipi o meno a delle competizioni: ciascuna federazione stabilisce una soglia minima d’età perché un tesserato possa essere considerato un agonista. Che dunque non è uguale per tutti gli sport: nel caso della ginnastica è di otto anni, nel volley è di dieci. Il costo della visita agonistica, fino ai diciotto anni, è interamente coperto da Regione Lombardia. Per quella non agonistica il prezzo medio è di 35-40 euro, ma alcune società la offrono gratuitamente attraverso convenzioni con centri specializzati.
Il calcio

Lo sport nazionalpopolare per eccellenza è anche quello che ha una presenza territoriale più capillare. In città, dove si concentra la nostra ricerca, l’offerta è variegata. La Polisportiva Volta, ad esempio, propone l’iscrizione annuale a 250 euro, nei quali sono compresi materiali e indumenti da allenamento e gara (pantaloncini, magliette, felpe e calzettoni). La Virtus Rondinelle propone il tesseramento per un anno allo stesso prezzo, ai quali vanno però sommati 180 euro per i kit.
Nella fascia più alta troviamo il Sereno: 350 euro d’iscrizione e 150 per le divise, che diventano 175 per i portieri (che indossano anche i guantoni). La Voluntas dei fratelli Esposito è un’eccellenza per la formazione giovanile, e questa dimensione si riflette sui suoi prezzi: un anno al San Filippo costa 600 euro, più 200 di kit. In questo caso però gli allenamenti settimanali sono tre, anziché due, come in quasi tutte le altre società.
Il basket

La palla a spicchi non si discosta troppo da questi numeri. Basta prendere una realtà neocostituita ma già molto solida come l’A2A Leonessa Brescia: per il mini basket, fino ai dieci anni circa, il prezzo è di 325 euro. È una fascia abbastanza standardizzata: a Brescia il Club 28, che organizza solo corsi per bambini, offre un tesseramento a 300 euro. Il discorso cambia (e di molto) per i cestisti più grandi, dagli 11-12 anni in su.
Intanto per le modalità d’accesso, che da questa soglia è contingentato: è la società a comporre le squadre con i giocatori che ritiene più promettenti. Parallelamente lievitano anche i costi: 600 euro l’anno, in linea con la Voluntas nel calcio, con la differenza che i kit di gara e allenamento sono inclusi nel prezzo. La Leonessa annovera tra le proprie proposte anche il baby basket, per i bimbi di tre e quattro anni, a 200 euro per una stagione. Per la Brixia femminile si va dai 200 euro per i corsi non agonistici ai 500 per quelli agonistici nazionali.
La pallavolo

Nel volley un anno di giovanili, per le società di fascia media, si aggira intorno ai 400 euro. Nel caso del Cus Brescia si parte da 350 per i più piccoli, e poi a salire fino a 500. È una caratteristica che accomuna tutti gli sport più praticati: la crescita dei prezzi è direttamente proporzionale a quella anagrafica. Per una ragione piuttosto semplice: aumenta il livello, e quindi di norma pure l’impegno in termini di tempo, sia per gli allenamenti che per le partite. La Scuola di Pallavolo Brescia segue esattamente questo schema: 300 euro l’anno per i bambini delle elementari, 400 euro fino ai quattordici anni, e poi 450.
Ginnastica, nuoto e tennis: i più cari

I corsi di ginnastica ritmica alla Viktoria di Brescia oscillano tra i 380-400 euro previsti per il livello base e i circa 520 per chi aumenta la frequenza di allenamenti settimanali. L’iscrizione annuale alla Forza e Costanza prevede una quota annuale di 40 euro più 370 per il corso. Qui come altrove è possibile dilazionare il pagamento, a un prezzo leggermente più alto: mensile a 58 euro, quadrimestrale a 210.

Il nuoto ha regole e logiche tutte sue: i più piccoli seguono corsi, che di norma non durano più di un’ora, per una o due volte a settimana. Poi si entra nell’agonismo e si fa parte di una squadra: ci si allena molto di più, e il prezzo cala in rapporto alle ore trascorse in vasca, ma si sforano facilmente i mille euro l’anno. Una singola lezione all’Europa Sporting Club costa 16,50 per i bambini sotto i tre anni e 10,50 per gli over dodici. Calcolando in maniera sommaria due lezioni a settimana per nove mesi siamo tra i 1.200 e i 750 euro. All’An di Mompiano il prezzo indicativo per una lezione settimanale è di 150 a trimestre, più 20 euro di tesseramento, in linea con quel sistema di riferimento.

Il tennis fa indiscutibilmente parte degli sport più elitari, se applichiamo il filtro dei costi. Alla Forza e Costanza un corso base, di otto mesi e mezzo, si paga 830 euro, che comprendono tessera Fitp, assicurazione e divisa. Pure in questo caso il conto si gonfia parallelamente alle ore di allenamento settimanali e può toccare i 2.000 euro. La Brixia Tennis vende corsi a 80-90 euro mensili per un paio di sedute a settimana (sempre a salire), più una quota d’iscrizione di 50 euro (e abbigliamento incluso).
Le spese collaterali
Il quadro è questo: per una stagione calcistica possono bastare 250 o 300 euro, praticamente un quarto di quello che può arrivare a costare un anno di nuoto o di tennis. Il calcolo ovviamente è complesso, anche perché nell’economia di una famiglia si deve tener conto di una serie di variabili che riguardano le spese collaterali.
Un esempio? Body e mezze punte per la ritmica vengono venduti in media a una quarantina di euro, tutti a carico dei genitori. Nel tennis una racchetta standard può costare tra i 40 e gli 80 euro. Nel calcio non si può fare a meno di scarpette e parastinchi, per i quali occorrono almeno 60 euro (se ci si accontenta di qualche marca secondaria). Nel nuoto bisogna acquistare a parte occhialini, cuffia e costume. La lista è lunghissima.
Poi c’è il capitolo degli spostamenti, per allenamenti e gare. Non tutte le società mettono a disposizione un servizio di trasporto per i propri tesserati, che in ogni caso va pagato. Altrimenti ci si arrangia: i più fortunati si muovono solo in città, al massimo in provincia. Capita però che una gara importante venga organizzata fuori regione, magari a centinaia di chilometri di distanza, e tocca comunque organizzarsi con mezzi propri. Con i prezzi dei carburanti alle stelle non parliamo certo di spese da poco. Se la domanda da porsi è «a Brescia lo sport è alla portata di tutti?», la risposta è «dipende». In larga parte proprio dallo sport che un bambino sceglie di praticare. In un Paese che s’interroga di continuo su come alleva i propri campioni, nel calcio ma non solo, è un tema che merita di essere approfondito.




