Lewis Hamilton, con il secondo posto nel Gran Premio di Austin vinto dal compagno di squadra Bottas, si laurea campione del mondo per la sesta volta in carriera. Il pilota anglo-caraibico ha vinto il titolo nel 2008 con la McLaren e nel 2014, 2015, 2017, 2018 e 2019 con la Mercedes.
Dal primato di Fangio già alle spalle a quello dei sette titoli di Michael Schumacher ormai vicinissimo, il tutto in nome dell'ambiente e della filosofia vegana. La gioia per aver conquistato l'ennesimo titolo con la Mercedes, il sesto, è grande, ma sarà immensa solo quanto si realizzerà il vero obiettivo di Lewis Hamilton, ovvero restare nella storia della Formula 1 come e magari anche meglio di Re Schumi agguantandolo il prossimo anno a quota sette Mondiali per poi tentare il sorpasso nel 2021 quando, però, le regole tecniche del Circus saranno rinnovate.
Dopo essere entrato nel club dei più grandi piloti (da Fangio a Prost, passando per Lauda e Senna) il primo pilota di colore del Circus è diventato il secondo driver di sempre per numero di titoli, dietro solo all'idolo dei ferraristi.
A 34 anni Hamilton, origini anglo-caraibiche, ha ormai superato tutte le insicurezze che, come egli stesso ha raccontato, avevano seguito la vittoria del primo titolo, nel 2008, al volante della McLaren. Talento innato, con l'esperienza ha affinato le qualità che ne hanno fatto il campione solido e determinato che è oggi: stile di guida aggressivo, ma non sconsiderato, tenacia ed abilità nei sorpassi, velocità fin dai primi turni delle qualifiche.
Tredici stagioni ad alto livello - non è mai sceso più giù del quinto posto nella classifica piloti - gli hanno insegnato a lasciarsi scivolare addosso la pressione che circonda la prima guida di un team di Formula 1, specie se quello della Mercedes, marchio che rappresenta dal 2013. Quando indossa il casco ed abbassa la visiera chiude fuori il personaggio un po’ rockstar, a volte all'apparenza quasi leggero per quella passione per i social che lo porta ad aggiornare praticamente in tempo reale i suoi profili social.
Quest'anno, in particolare, si è fatto notare per la sua particolare attenzione per la salvaguardia dell'ambiente e la difesa a spada tratta della dieta vegana. L'estinzione umana è «sempre più probabile perché abusiamo delle nostre risorse», recitava un passaggio apocalittico di un post del campione. Niente di nuovo ai tempi della «Greta Generation», ma Hamilton come la stessa giovane svedese Thunberg sui social è stato attaccato pesantemente con l'accusa di predicare bene e razzolare male.
Tanti i flirt attribuitigli dopo la fine della storia con la fidanzata storica, la cantante Nicole Scherzinger. Ma i suoi veri amori sono Coco e Roscoe, due bulldog inglesi, inseparabili compagni e star del web al punto da avere un account personale su Instagram con oltre 140 mila follower.
Oltre alla svolta vegana e all'impegno per la difesa dell'ambiente, Hamilton si è assunto anche il ruolo di ambasciatore dell'Unicef a sostegno dei minori colpiti dalla malnutrizione. Innumerevoli poi i riferimenti culturali, artistici e sportivi che non sempre i suoi fan riescono a cogliere. Tra le sue tante sfaccettature, nel 2017 Hamilton non fece mancare il sostegno alla protesta anti-Trump degli sportivi statunitensi.
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