Che vita fanno oggi gli ex atleti nelle forze dell’ordine

Le ex sciatrici Nadia Fanchini e Daniela Merighetti sono nella Guardia di Finanza. Desirée Rossit, olimpionica di salto in alto a Rio nel 2016, oggi lavora in Questura. Ma ci sono anche le storie di Jacopo Marin e Fabio Lenzi: sono loro, tutti legati a Brescia, a raccontarle
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Jacopo Marin in divisa
Jacopo Marin in divisa

Le competenze sono cambiate, si sono ampliate e hanno accolto nozioni che spaziano dalle tecniche investigative alle procedure operative. Mentre il temperamento e il carattere sono rimasti quelli, segnati dalla determinazione, dalla capacità di mantenere a lungo la concentrazione, di sopportare la fatica e le sconfitte oltre al rispetto delle regole e dell’avversario. Dopo le esperienze, più che decennali, nei gruppi sportivi militari e o delle forze di polizia, alcuni degli atleti che hanno raggiunto i risultati più alti sono ora in servizio, o lo sono stati prima di un trasferimento, nei comandi o negli uffici della provincia di Brescia.

Le sciatrici Nadia Fanchini, argento mondiale in discesa libera e Daniela Merighetti, vittoriosa in Coppa del Mondo in discesa libera, Guardia di Finanza, sono ora in servizio rispettivamente al comando provinciale di Brescia e alla Procura Generale di Brescia. Desirée Rossit, Polizia di Stato, olimpionica di salto in alto a Rio nel 2016, lavora all’ufficio di Gabinetto della Questura di Brescia. Jacopo Marin, Carabinieri, campione europeo nella staffetta 4x400 nel 2009 ha comandato il Radiomobile di Chiari e per un periodo anche la Compagnia di Salò, prima di essere trasferito in Piemonte. E ancora Fabio Lenzi, oggi coordinatore della sezione motociclismo delle Fiamme Oro.

Nelle loro storie e nelle loro testimonianze traspare l’amore per lo sport, ma anche la voglia di restituire alla comunità che li ha sostenuti.

Il primo ex atleta diventato ufficiale

Marin in pista e con la divisa
Marin in pista e con la divisa

Jacopo Marin, 42enne originario di Gorizia, è un caso. è stato infatti il primo ex atleta a diventare ufficiale. «Ero al liceo e avevo vinto il titolo italiano juniores nei 400 metri. Mi hanno avvicinato un maresciallo della Finanza e uno dei Carabinieri e mi hanno proposto l’arruolamento. Il mio allenatore di allora conosceva bene la struttura dell’Arma e sono stato arruolato come ausiliario. Per 11 anni ho fatto la vita da atleta con la sicurezza di non pesare economicamente sulla mia famiglia, nel 2015, dopo due infortuni importanti, mi sono ritirato».

A quel punto Marin ha scelto di restare nei Carabinieri: «Nel frattempo mi ero anche laureato in giurisprudenza e abilitato come avvocato, ma ho scelto di restare come istruttore di educazione fisica militare e sono stato destinato alla scuola ufficiali». Nello staff della scuola il velocista lavora a contatto con gli ufficiali superiori che, dopo qualche mese «senza mezzi termini mi hanno detto che come appuntato ero sprecato e che avrei dovuto provare a fare il concorso. Così ho fatto e l’ho passato diventando così il primo ex atleta ad essere ufficiale».

Dal 2020 dunque, come tenente e poi come capitano, è stato assegnato «al Radiomobile di Chiari, alla Compagnia di Salò mentre il titolare era assente per malattia, e poi al Noe di Torino e ora alla Compagnia di Borgosesia. «Dalla mia esperienza sportiva porto nel comando due cose: la prima è il fatto che la motivazione è solo la miccia per innescare, ma poi per ottenere risultati serve disciplina e continuità. E poi l’importanza del team. Anche se il nostro è un sport individuale e ora nel comando alcune decisioni finali sono mie, voglio sempre sentire il parere di tutti. Quando correvo del nutrizionista e del fisioterapista e oggi dei colleghi di tutti i gradi e i livelli. I punti di vista diversi aiutano sempre».

Dalla discesa alle confische

Daniela Merighetti, ieri e oggi
Daniela Merighetti, ieri e oggi

Daniela Merighetti, 45 anni camuna, si è costruita una seconda vita professionale come appuntato scelto. «La scelta del gruppo sportivo Fiamme Gialle è stata naturale perché allenandomi all’epoca a Predazzo conoscevo bene le loro strutture e i loro metodi. Comunque era un gruppo molto forte nello sci alpino e anche per il futuro sapevo che avrei potuto avere diversi sbocchi lavorativi». La carriera internazionale è durata più di dieci anni e «quando nel 2016 ho smesso per un periodo sono rimasta nel gruppo sportivo, ma mi sono resa conto che ero stufa della vita fatta di viaggi e di alberghi. La mia occasione è arrivata quando alla Procura Generale di Brescia c’era da coprire una maternità alla segreteria particolare del Procuratore e ho cominciato a conoscere l’ambiente».

Per Dada nasce una nuova passione: «Avevo 37 anni e da tanto tempo avevo finito gli studi ma mi sono rimessa sui libri, ho studiato economia e procedura e ora mi occupo, per la Procura generale, di aiutare i magistrati nella stesura dei provvedimenti di confisca, documenti che poi verranno passati a reparti territoriali che li eseguiranno. Sono davvero contenta del mio nuovo lavoro». Dalla carriera sportiva «ho portato l’elasticità e l’adattabilità alle situazioni che si presentano. Non è stato facile rimettersi in gioco per imparare un lavoro nuovo, ma l’esperienza delle gare, del ripartire, sempre è stata preziosa».

Prima le medaglie, poi la scelta della famiglia

Nadia Fanchini ha proseguito la propria carriera all'interno della Guardia di Finanza
Nadia Fanchini ha proseguito la propria carriera all'interno della Guardia di Finanza

Nadia Fanchini, 40 anni, originaria di Montecampione, è stata «avvicinata da diversi gruppi sportivi militari già quando ero minorenne. Sono stata tentata da divise diverse ma poi mi ha convinto il fatto che nelle Fiamme Gialle ci fossero i più forti atleti dell’epoca della mia specialità. Ho aspettato un anno e poi, da maggiorenne, sono entrata nella Guardia di Finanza». Dopo gli anni delle gare, in giro per il mondo per le competizioni e gli allenamenti, «non ne potevo più di stare lontano da casa 250 giorni all’anno. Quando la tua passione è anche il tuo lavoro diventa totalizzante e ad un certo punto bisogna dire basta. Io avevo anche altri progetti e sono davvero grata al Gruppo Sportivo per avermi permesso di lavorare a Brescia, prima al Gruppo e poi al Comando Provinciale, perché ho potuto dedicarmi a costruire la mia famiglia».

«In una prima fase – prosegue – mi sono occupata di intercettazioni telefoniche ma la notizia è uscita su qualche giornale e non era più sicuro, per me e per le indagini, che continuassi con quell’incarico. Ora mi occupo dell’organizzazione delle attività di protezione sociale della Finanza e delle occasioni pubbliche. Il fatto di aver partecipato a grandi eventi internazionali e di essere un volto noto nel nostro territorio mi aiuta». Per la sciatrice «aver vissuto i sacrifici che la vita da atleta impone nel rispetto delle regole mi ha aiutato anche nelle esperienze operative. Sono stata proiettata in un mondo che non conoscevo e del quale ogni giorno vorrei fare più parte».

Dall’Olimpiade da protagonista al racconto delle gesta dei colleghi

Desirée Rossit in gara e in divisa
Desirée Rossit in gara e in divisa

Desirée Rossit, 32 anni, veneta, olimpionica del salto in alto a Rio in forza alla Polizia di Stato oggi è un una delle «penne» dell’ufficio stampa della Questura di Brescia. «Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo sulle diverse attività delle divisioni della Questura e delle specialità, nel raccontare l’attività dei colleghi ne resto colpita e anche affascinata. Ora questa è la mia strada. E poi lavoro con Domenico (Geracitano, ndr) anche lui ex Fiamme Oro e che ha fatto della trasmissione dei valori dello sport e della legalità ai giovani una delle sue missioni». Il suo primo contatto con le Fiamme Oro è arrivato «quando ero ancora minorenne, studiavo al liceo e avevo ottenuto dei risultati internazionali. Tra il pubblico delle gare più importanti ci sono sempre gli osservatori dei gruppi sportivi delle forze di polizia e mi hanno contattato. Sono stata alcuni mesi a Roma e poi mi hanno trasferita a casa mia, come sede lavorativa, con l’incarico di allenarmi».

La giovane atleta dunque poteva «contare su uno stipendio per non pesare sulla mia famiglia e poi ho avuto il costante confronto con il gruppo sportivo. Insieme a loro ho deciso di spostarmi per gli allenamenti o di cambiare preparatore. E posso dire che sono state le decisioni giuste perché in effetti i risultati sono migliorati fino alla partecipazione alle Olimpiadi nel 2016». Quello è stato anche l’anno del suo record personale. Nel 2022 «avevo 28 anni e ho maturato la scelta di smettere come atleta, era il momento di lasciare spazio ai giovani e ho deciso di passare ai ruoli operativi. Per tutta la vita da atleta comunque ho avuto la grande serenità di sapere che quando avessi smesso avrei avuto un lavoro e sono grata alla Polizia per questo: prima la formazione a Caserta e poi la destinazione a Brescia e l’assegnazione all’ufficio stampa e relazioni con il pubblico. «L’educazione al rispetto delle regole l’ho vissuta con lo sport. Ora spero di poterla trasmettere anche con questo nuovo lavoro».

In moto in pista e nel gruppo per creare la sezione giovanile

Oggi Fabio Lenzi è coordinatore della sezione motociclismo della Fiamme Oro
Oggi Fabio Lenzi è coordinatore della sezione motociclismo della Fiamme Oro

Fabio Lenzi, bresciano originario del Villaggio Badia che ora vive in Franciacorta, 51 anni, è stato tre volte campione italiano e argento europeo di Trial e ha vestito per 17 volte la maglia della nazionale. Nelle Fiamme Oro della Polizia di Stato è entrato nel 1994 e non ci è più uscito: oggi è il coordinatore della sezione giovanile che si occupa di motociclismo. «Sono molto contento, il progetto che ho presentato nel 2012, quando ho finito la carriera di atleta, è piaciuto: siamo partiti con il Trial ma oggi abbiamo gruppi anche di enduro e motocross».

Il motociclismo è uno sport particolare e «il fatto che ai miei tempi solo la Polizia di Stato avesse il motociclismo significava che pochissimi atleti potevano avere un sostegno e vivere da professionisti. Io sono stato l’unico italiano a vincere all’esordio all’Europeo giovanile e con la Polizia abbiamo trovato una comunione di intenti per andare avanti insieme».

Quando è stata ora di smettere «mi piaceva l’idea di mettere la mia esperienza al servizio della comunità. Era il periodo in cui la Polizia stava aprendo sezioni giovanili di diversi sport in zone disagiate e si è creata l’opportunità di una sezione giovanile anche di motociclismo. Il progetto è piaciuto e ora ne sono il coordinatore. Ci appoggiamo su due diverse piste, una in provincia di Bergamo e una in provincia di Monza. Siamo uno sport molto particolare, grazie alla Polizia diversi giovani si possono avvicinare a questo mondo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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