La Vuelta di Spagna ha incoronato vincitore lo spagnolo Mas, ma ha rivelato al mondo il talento di Alessandro Romele capace di sfiorare il successo in due occasioni e collezionare a soli 23 anni ben sette top ten nelle 21 tappe iberiche. Lo abbiamo raggiunto appena rientrato in Italia.
Una Vuelta spettacolare
Alessandro, alla Vuelta hai scoperto si essere molto competitivo. Ti è mancata solo la vittoria?
Era il mio primo grande Giro e per me è stata una scuola fondamentale. Prima della Vuelta ho chiesto consiglio ai corridori più esperti su come andava affrontata una corsa di tre settimane, come gestire lo sforzo, limare le ruote, muoversi in corsa, saper fare il gruppetto nelle tappe di montagna. Durante le tappe più difficili mi sono ricordato le lavate di capo del mio compagno di squadra Malucelli anche quando non eravamo nello stesso team, mi diceva che sprecavo una marea di energie nel gruppetto, avrei dovuto gestirmi meglio e recuperare le forze.

Lezione appresa con successo e in tante tappe ti sei inserito nelle fughe e sei stato protagonista.
Credo di aver capito dove posso arrivare, che in questo ciclismo ci posso stare anche io. Poi naturalmente i buoni piazzamenti mi hanno dato grande visibilità mediatica.
Due secondi posti in tappe non banali, una in fuga con Van Aert, l’altra il gran finale dove hai sfiorato il colpaccio.
Due secondi differenti. Dietro a Van Aert ci può stare perchè è un supercampione che ho imparato a conoscere e apprezzare anche come persona e lo stimo tantissimo (mio idolo insieme a VdP), l’ultima tappa mi ha lasciato invece l’amaro in bocca. Vinokourov, il nostro team manager mi ha ricordato che 20 anni fa vestiva a Granada la maglia rossa di leader. Mi sarebbe piaciuto salire sul podio in quell’occasione.
Le occasioni future di fare centro non mancheranno perchè questi risultati ti hanno portato alla proroga del contratto con l’Astana e ad una maggiore considerazione in squadra. Cambiano nell’immediato anche i programmi?
Sì ad esempio non correrò più il Giro di Malesia come era nei programmi iniziali, ma resterò in Italia, punterò al Trittico Lombardo (Agostoni, Tre Valli e Bernocchi) e alla Parigi Tour e per il prossimo anno invece vorrei fare qualche classica in più. Nel mirino metto anche la classica di primavera, la Milano Sanremo che resta il mio grande sogno e poi correre il Giro d’Italia.

Alessandro, arriva la fatidica domanda: sei nato a Iseo da padre bresciano, ma sei cresciuto a Lovere. Ti senti più bergamasco o bresciano?
Diciamo Sebino, sono distinzioni che non mi appassionano.
A proposito di casa i cicloamatori vogliono sapere quale sia la tua salita test.
Vigolo e Polaveno sul lago d’Iseo. Nonostante abiti ora a San Marino, le mie salite preferite restano quelle del mio Sebino.




