Mtb, Alberto Polo: «Sui Pirenei ho imparato a superare tutti i limiti»

Il biker estremo bresciano ha partecipato con successo alla Transpyr dal Mediterraneo all’Atlantico in 7 giorni
Paolo Venturini

Paolo Venturini

Giornalista

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La Transpry di Alberto Polo

Ci sono esperienze sportive che vanno oltre l’agonismo e diventano esperienze di vita talmente intense che lasciano nell’anima un segno indelebile e fanno crescere umanamente, anche se l’età non è più verde. Per il bresciano Alberto Polo, 53 anni, tesserato con la Zone Racing Team, la scoperta della mountain bike anche a livello agonistico è stata un’epifania avvenuta col tempo, ma ora per certi versi totalizzante. «Ero appassionato di calcio – rivela il bresciano originario del Villaggio Sereno – poi una serie di infortuni mi hanno portato a scegliere la bici per fare un poco di sport. Non ho mai pensato a diventare un agonista, ma col tempo mi sono appassionato alle gran fondo e infine ho optato per i raid più estremi».

Le precedenti avventure

Due anni fa insieme al lumezzanese Rossetti, partecipò alla Titan Desert in Marocco, una delle gare maratona estreme più dure e famose al mondo. «Quell’esperienza in un certo senso mi ha cambiato la vita perché l’obiettivo è ora cercare di affrontare altre gare come questa. E quest’anno ho scelto di correre alla Transpyr C2C Gran Raid, (uno dei pochi italiani al via) una traversata epica dei Pirenei in mountain bike, un coast to coast dal Mar Mediterraneo al Mar Cantabrico, dove agonismo, resistenza e spirito d’avventura si fondono in un viaggio straordinario attraverso una delle catene montuose più affascinanti d’Europa».

Panorami mozzafiato

Alberto Polo su una vetta pirenaica durante la Transpry
Alberto Polo su una vetta pirenaica durante la Transpry

E’ stato davvero così? «Assolutamente sì, i Pirenei si sono rivelati montagne straordinarie, molto diverse dalle nostre Alpi, per certi versi più selvaggi ma con panorami unici. Poi dal punto di vista sportivo è stata un’esperienza incredibile, che tuttavia poteva finire in tragedia».

Sofferenza e fatica

Alberto Polo sfinito al traguardo
Alberto Polo sfinito al traguardo

In che senso? «A 25 chilometri dal traguardo nell’ultima tappa, lottavo per il podio assoluto, quando lungo una discesa, sotto la pioggia, in uno degli unici giorni in cui abbiamo trovato maltempo, sono scivolato con la ruota su una roccia e mi sono rotto la clavicola, ma poteva andare molto peggio. Ho stretto i denti e sono arrivato dolorante al traguardo, a Irun ma ottavo assoluto. Per me questo traguardo vale molto di più dell’ottavo posto, rappresenta la capacità di rialzarmi e continuare quando tutto sembrava volermi fermare».

Una corsa unica

Soddisfazione generale: Alberto Polo durante una tappa intermedia della Transpry
Soddisfazione generale: Alberto Polo durante una tappa intermedia della Transpry

Dicci qualcosa in più delle caratteristiche tecniche di questa gara. «È una corsa che si disputa ogni anno e prevede 7-8 tappe giornaliere per complessivi 750 chilometri e 18mila metri di dislivello positivo. In totale erano quasi 500 partecipanti ma suddivisi in categorie tecniche, ovvero non per età, ma per tipologia di corsa. C’era chi partecipava in team in una sorta di staffetta, chi come me e un altro centinaio di atleti al Gran Raid in solitaria, chi con le e-bike e chi con le gravel, chi con le bici da corsa, ovviamente su un altro percorso. Il mio amico Maximilian Stohr ha fatto ad esempio la Backroads».

Il ricordo

Alberto Polo durante la Transpry, il coast to coast nei Pirenei
Alberto Polo durante la Transpry, il coast to coast nei Pirenei

Cosa ha significato per lei partecipare a questa prova estrema? «Vivere ogni giorno immersi nella natura, attraversando vallate remote, boschi, passi montani e piccoli villaggi sospesi nel tempo, con il continuo mutare dei paesaggi a scandire il ritmo della fatica e delle emozioni. Ho toccato località iconiche come Camprodon, La Seu d’Urgell, Pont de Suert, Ainsa, Jaca, Burguete e Irun, porta d’ingresso sull’Atlantico».

È tornato a casa con il braccio al collo, ma cosa le ha lasciato? «Porterò sempre con me le mille emozioni di questa avventura: la fatica, la gioia, le risate, le lacrime, il divertimento, la condivisione con compagni e avversari e quella sensazione unica di benessere che si sprigiona dall’aver dato tutto me stesso per un grande traguardo. Sono felice, i segni della caduta guariranno, ma vivrò sempre nell’anima e nel cuore ogni momento di questo fantastico viaggio».

La lezione dei Pirenei

Alberto Polo in azione alla Transpry
Alberto Polo in azione alla Transpry

Cosa ha rappresentato per lei questa gara? «Il naturale proseguimento del cammino iniziato con la Titan Desert 2024, nel deserto marocchino. L’esperienza vissuta tra le dune, il caldo estremo e gli spazi infiniti del Marocco hanno lasciato un segno profondo: non soltanto come atleta, ma soprattutto come uomo. La Titan Desert mi ha insegnato il valore della resilienza, della gestione della fatica e della capacità di andare oltre i propri limiti. La Transpyr ha raccolto quello stesso spirito, ma lo ha trasportato in un ambiente completamente diverso».

Una formula di successo

Alberto Polo in azione alla Transpry
Alberto Polo in azione alla Transpry

Cosa rende speciale questa gara? «L’equilibrio tra competizione e scoperta. Da un lato c’è la voglia di performare, di migliorarsi, di affrontare ogni tappa con determinazione agonistica; dall’altro c’è il desiderio di vivere un’avventura autentica, condividendo fatica, emozioni e passione con atleti provenienti da tutto il mondo».

Prossimi obiettivi

Alberto Polo durante un guado nei Pirenei
Alberto Polo durante un guado nei Pirenei

Adesso che Polo è tornato alla vita di tutti i giorni (svolge un lavoro nel recupero crediti) pensa e sogna già alle prossime avventure? «Devo metabolizzare quanto vissuto in Spagna, ma credo di sì. Esperienze di questo tipo ti danno una carica incredibile».

E il dito corre veloce sul mappamondo e punta stavolta oltre Oceano, direzione Patagonia. «Per ora è solo un progetto, vedremo se sarà possibile».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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