«Duro è duro, non si può negare. Perchè un Giro d’Italia come quello del prossimo anno con 8 arrivi in salita a memoria, io che di Giri ne ho fatti, non lo ricordo. Potrei dire che è una corsa che strizza l’occhio al francese Paul Seixas (e mi risulta che Rcs stia facendo una corte serrata al transalpino per averlo al via) ma al tempo stesso presenta un disegno nuovo. Si vede in questo caso la mano di Luca Guercilena, nuovo direttore organizzativo al posto di Mauro Vegni andato in pensione.
Pregi e difetti
Ci sono due crono impegnative, una per lunghezza e una per l’arrivo in salita e con una tappa in Slovenia corteggia pure Pogacar che magari mette nel mirino tutti e tre i Grandi Giri (se vuole stabilire il record gli conviene decidersi, l’anagrafe corre pure per lui). Se vogliamo invece trovare un difetto a questo Giro, beh, mancano un po’ le tappe intermedie, quelle adatte a cacciatori di tappe tipo il nostro Scaroni.
Il tappone bresciano
A proposito di Brescia, guardo il grafico e l’altimetria della sedicesima tappa e mi tremano i polsi. 5700 metri di dislivello, due volte il Mortirolo da Mazzo più il Gavia, non ricordo anche in questo caso una tappa così dura. E badate bene, arriva all’inizio della terza e decisiva settimana, il giorno dopo il riposo che è sempre molto critico per tutti. Il rischio per molti è quello di finire fuori tempo massimo. Tuttavia credo sia questa la strada giusta per rivitalizzare l’interesse attorno al Giro d’Italia, non tanto inseguire le star, ma proporre delle salite e arrivi mitici che spingano i campioni a volerci essere.
Le novità
Mi piace poi che si ritorni nelle grandi città con arrivi di tappa a Milano, Napoli, Roma, così il Giro va a cercare gente e l’iniziativa King of Mountain va in quella direzione, per coinvolgere il più possibile il pubblico di appassionati e non (in questo senso ben vengano pure i circuiti finali dove il pubblico può assistere più volte al passaggio dei corridori). E sui circuiti, quelli automobilistici, ben tre presenti in questo Giro (Misano, Mugello e Monza) sembra una coincidenza proprio nell’anno in cui si celebra un campione del mondo di F1 italiano (Antonelli ndr.). Nel ciclismo non abbiamo ancora un Antonelli. Finn? Credo possa diventare un campione, ma per ora la Red Bull vuole procedere cauta e non lo manderà nella mischia. Difficilmente lo vedremo al via il prossimo anno, forse correrà la Vuelta.
I complimenti a Chiari
Un ultimo pensiero mi permetto di rivolgerlo a Chiari per fare i complimenti all’amministrazione comunale. Ne parlai con loro due anni fa e in due anni sono arrivati ad ospitare una partenza. Credetemi non è traguardo facile, il Giro ha sempre una fila di pretendenti. Ora è importante non perdere questa occasione per promuovere il territorio con iniziative collaterali. Ma a Chiari, quando ci si mettono, sanno fare le cose per bene».



