L’ex ciclista professionista Danilo Napolitano è stato squalificato per vent’anni per presunte violazioni degli articoli 2.6 e 2.8 del Codice WADA, relativi al possesso e alla somministrazione (o tentata somministrazione) di sostanze proibite. Napolitano era il direttore sportivo della Salus Seregno De Rosa, formazione di categoria juniores. Inflitta anche una inibizione di otto anni al presidente della società stessa Marco Moretto.
Bresciano d’adozione
Napolitano, originario di Vittoria in provincia di Ragusa, arrivò all’inizio degli anni 2000 ancora da dilettante a correre nel Bresciano, portato dal fratello Massimiliano, all’epoca professionista alla Mercatone Uno di Pantani e si stabilì per diversi anni fra Provaglio e Iseo prima di spostare la sua residenza nel varesotto. Velocista di razza debuttò nei pro nel 2004 con il team bresciano Lpr, poi corse con la Lampre Fondital, la russa Katusha con sede logistica a Lonato, all’Acqua e Sapone e dal 2013 fino a fine carriera, nel 2017 nel team belga Wanty.
Velocista vincente
In 14 stagioni da pro ha ottenuto 38 vittorie fra le quali una tappa al Giro d’Italia, tre coppe Bernocchi e tre tappe al Brixia Tour. Appese le scarpette al chiodo è sempre rimasto nell’ambiente ciclistico, nelle ultime stagioni impegnato con la categoria Juniores come direttore sportivo di diverse formazioni lombarde. La vicenda che ha portato alla pesante squalifica risale a questa primavera, ieri la sentenza.




