L’Italia non c’è, ma un po’ d’Italia, spiritualmente, c’è sempre. Dal titolo - «Dai dai» - dell’inno di Shakira ai buoni sentimenti, quelli che fin qui hanno colorato anche le partite più improbabili. Noi, si sa, siamo quelli del «tengo famiglia» e «della mamma che è sempre la mamma» e non abbiamo mai avuto pudore di esibire emozioni e dolci pensieri: a modo nostro, tra spiccata gestualità o dediche.
Sarà la globalizzazione, ma sta di fatto che il sentimentalismo è diventato d’esportazione. E così, questo Mondiale ci ha già regalato più di un’occasione per commuoverci. È accaduto di fronte alle immagini di Neymar che dal campo ha disegnato cuori all’indirizzo della tribuna dalla quale la piccola figlia gli rivolgeva facce buffe e linguacce. Che dire poi della pagina da libro cuore scritta da Sebastian Beccacece, l’argentino che alla guida dell’Ecuador ha centrato una storica vittoria con la Germania: al fischio finale, come un pazzo, è corso verso gli spalti e si è arrampicato sulla balaustra per stringersi nell’abbbraccio della vita a moglie e figlie.
Una scena che ha ricordato quella con protagonista Antonio Conte che nei panni di Ct dell’Italia, nel 2016, dopo la vittoria per 2-0 con la Spagna agli Europei scattò per correre a stampare un intenso bacio alla signora Elisabetta. C’è spazio per citare la lettera strappa lacrime che i compagni nell’albiceleste hanno scritto a Messi per il suo 39esimo compleanno («Ci hai cambiato le vite»), ma come dimenticare Vozinha, il portiere 40enne di Capo Verde che al termine della partita con la Spagna, in lacrime, confessò il suo dispiacere per l’assenza della mamma bloccata da problemi di visto. Italia non c’è, ma Italia c’è: con i buoi sentimenti che tanto ci piacciono.




