Brescia, domenica l’applauso alla Primavera che vinse lo scudetto

Domenica saranno al Rigamonti per ricevere l’abbraccio dei tifosi di oggi. Cinquant’anni fa, dopo aver conquistato lo scudetto Primavera a Firenze, con quelli di «ieri» festeggiarono alla Comida. Brescia-Vicenza, come ormai da tradizione nelle partite interne (idea eccellente), vivrà il suo prologo con un momento revival; stavolta la premiazione e il giro di campo della squadra che nel giugno 1975 conquistò il tricolore giovanile. Di fatto al completo, perché all’appello mancherà solo Evaristo Beccalossi, a cui andrà però un abbraccio immenso.
In tre atti
Torniamo indietro con la macchina del tempo. In panchina Mauro Bicicli, «bicicletta» come veniva chiamato tra gli altri dal grande Gino Cavagnini, cremasco giovane ma dalle idee chiare e innovative. Fu lui a condurre la squadra allo scudetto, in un cammino non certo dei più semplici. Basti pensare alla finale contro il Napoli: 1-1 all’andata in Campania, stesso risultato sette giorni dopo nel ritorno al Rigamonti giocato alle 10.30 del mattino. Quindi? Ecco la bella, in campo neutro. Appuntamento domenica 22 giugno a Firenze, con pullman di tifosi partiti da entrambe le città.
Nel finale
Il Napoli allenato da Rivellino parte bene, ma il Brescia (maglia rossa e ampia V bianca sul petto) risponde colpo su colpo. Anzi, gioca meglio, ma non sfonda. Si arriva così a cinque minuti dalla fine, momento in cui cambia la storia della partita e di quella squadra. Il vantaggio lo firma Comassi, protagonista assoluto delle tre gare di finale: in gol a Napoli, in gol al ritorno a Mompiano, decisivo a Firenze. Passano tre minuti, i partenopei sono frastornati e così Nicolini, bomber stagionale (Spillo Altobelli partì col gruppo, ma presto fu aggregato alla prima squadra), chiude i conti. Apoteosi in campo e sugli spalti, anche perché nelle pieghe di quel successo, di quelle due reti, ci sono storie nelle storie.

I protagonisti
Comassi e Nicolini infatti non solo giocano nel Brescia, ma sono bresciani, prodotti «interni» nati a pochi chilometri di distanza: il primo è della Stocchetta, il secondo di Nave. Provate a immaginare cosa sia stato per loro portare a casa il tricolore. E come si legge sul Giornale di Brescia dell’epoca, il successo diventa, diciamo così, doppio. Il presidente Comini e il consigliere delegato Cervati annunciano il premio: 200mila lire a testa. Poi, come detto, il lunedì la festa alla Comida per tutti, non solo per Comassi e Nicolini. Anche perché quello era un Brescia di bresciani. Il terzino Roberto Catterina di Prevalle; l’altro terzino sempre di Prevalle Gabriele «Poda» Podavini; il centrocampista Alfredo Savoldi di Ciliverghe.

E poi il «Becca», Evaristo Beccalossi cittadino doc; Roberto Biasotti (centrocampista) di Ghedi; il tornante (come si usava dire allora) Gianni Gavazzoni come Beccalossi della città. Infine il «tredicesimo» di lusso Davide Rongaroli di Longhena, lo studente del Calini (e cittadino) Maurizio Taborelli, gli altri made in Brescia Fabio Besozzi, Osvaldo Zobbio e Massimo Campana. Con loro il portiere Luciano Ruozzi di Reggio Emilia e quello di riserva Enrico De Faveri, lo stopper e capitano (di Crema, al primo anno di Ingegneria) Francesco Crotti e il ligure ma «bresciano dentro» Fulvio Bussalino. A sostenerli, tra gli altri, l’accompagnatore Vanzani e il massaggiatore Cittadini. Insomma, non un gruppo qualsiasi. Un gruppo vincente.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Sport
Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.
