Quella che fa a destra il Brescia è una vera e propria rivoluzione culturale. Era partito con Cisco, un esterno di gamba e guizzi, ma poco applicato e umorale. Con Marras Corini aveva cercato più imprevedibilità. L’esperimento è durato poco, perché in un paio di mesi Manuel ha traslocato sulla trequarti. Ora arriva Casasola: un quinto fisico, di gamba, esperto (avrà trentuno anni ad agosto), attento in difesa e con una discreta propensione per il gol.
Roberto Breda, bresciano d’adozione (iniziò la sua carriera da giocatore a Ospitaletto), lo allenò a Terni nel 2022/2023, in una stagione sfregiata da una dolorosa retrocessione in C ai play out: «Ma io presi la squadra ultima in classifica – racconta il tecnico –, partimmo bene e ci arrendemmo soltanto allo spareggio. Avevamo tanti giovani, a gennaio perdemmo anche qualche pezzo da novanta, come Falletti e Diakitè. Di Tiago, comunque conservo un bel ricordo».
Ce lo racconti.
«L’avevo incrociato un paio di volte da avversario e mi aveva sempre dato un gran fastidio. Averlo dalla mia parte, proprio per questo, fu un bel sollievo».
Un esterno completo e maturo tatticamente. È d’accordo?
«Assolutamente sì. Nella sua carriera ha quasi sempre fatto il quinto. In alcune circostanze si è adattato, sa fare anche il terzino puro, ma credo che il meglio di sé lo dia a tutta fascia. Sa difendere bene, ma ha pure un bel fiuto per il gol».
Sotto l’aspetto umano, invece?
«Ottimo professionista e ragazzo splendido. Ha carattere, rifiuta la sconfitta. Ci tiene, mostra sempre grande attaccamento alla maglia che indossa. È nato per stare in gruppo, ha un grande spirito di squadra».

È il migliore nel suo ruolo in serie C?
«Non so dirglielo, di certo è un colpo di primissimo livello. Potrebbe fare bene anche in serie B, figuriamoci in C. E poi, conoscendolo, sono certo abbia un grande desiderio di rivalsa per com’è finita la sua ultima stagione».
L’acquisto perfetto per questo Brescia, insomma.
«Assolutamente. Giocatori così fanno felice qualsiasi allenatore».
Più per le qualità calcistiche o per il temperamento?
«Entrambi. Di lui apprezzo molto la personalità e l’intensità mentale. Come le ho detto non ci sta a perdere, nemmeno in allenamento. Ha un’intelligenza non comune: legge i momenti della partita, sa quando fare un passo indietro e quando invece può aggredire l’avversario. Ne parlo con grande piacere, e non è scontato. La dice lunga sul valore del ragazzo che ho conosciuto».
È un innesto che rafforza ulteriormente lo status di favorita del Brescia?
«Di certo se fossi l’allenatore di una squadra così forte firmerei per giocare nel girone A. Il B sembra una calamita per le retrocesse, nel C è sempre tosta perché ci sono tante piazze importanti, come Salerno o Catania. In questa categoria nessuno ti regala a nulla, ma quanto a prestigio nessuno regge il confronto con Brescia nel suo raggruppamento. E sono convinto che la sconfitta in finale play off possa essere benzina per la nuova stagione».




