Brescia, il monte infortuni corrisponde a quasi 4 campionati saltati

Si spazia dalle 5 assenze in due tranche di Sorensen alle 26 (dato destinato ad aggiornarsi) di Guglielmotti. Volendo, ci sono anche le 19 di Spagnoli. La classifica di specialità nella quale il Brescia si sta dimostrando imbattibile e forse persino irripetibile, è quella delle assenze per infortunio.
I biancazzurri hanno raggiunto vette altissime: il monte dei forfait solo per cause fisiche, dunque escluse squalifiche, è di 151 saltate (147 se vogliamo considerare solo i forfait per almeno due gare di fila, ma poco cambia). Il totale ripartito sul numero di gare che fanno una regular season, corrisponde a poco meno di 4 campionati (la media dice 3,9) saltati.
Un «iper» dato che fa impressione. E sono 7 (presto diventeranno 8 con De Francesco che ha tempi di recupero incerti e che ha fin qui saltato già 8 partite) i giocatori che sono stati assenti per un numero di gare almeno in doppia cifra: già ricordati Guglielmotti e Vido di questo club non ristretto vanno parte anche Vido con 15 assenze (numero destinato ad aggiornarsi) in tre parti di campionato. Quindici forfait di fila anche per Maistrello (che poi ha anche un’altra assenza), 14 finora per Pasini, 13 per Zennaro, 12 (fin qui) per Mercati, 8 di fila (più altre due in diversi momenti per Di Molfetta. Poi, a scendere fino alle due partite saltate da Silvestri e Boci.
Numeri segnanti, poco coraggio e spartito tattico
Sono numeri desolanti e logicamente segnanti. Al punto che non abbiamo mai esitato, sia prima con Diana e poi con Corini, a definire la posizione di classifica miracolosa. Nessuno ignora le circostanze avverse però ogni situazione presenta anche un rovescio: se il Brescia su una gamba sola ha saputo farsi blocco, significa che al netto di qualità mancante e gioco di conseguenza – ci le risorse – che restano nonostante tutto di molto superiori alla media delle contendenti – per essere almeno più coraggioso.
Altrimenti appunto non si spiegherebbero né la classifica né l’insistenza di Corini nel battere sul tasto di una mentalità da costruire: vuol dire che a prescindere, da parte di tutti – starà poi a Corini capire se in una situazione recuperi ancora border line vale la pena continuare con lo stesso spartito tattico, si può fare e si può essere.
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