Cadregari: «Brescia, occhio al Casarano: coraggioso e imprevedibile»

Il tecnico della Primavera di Pirlo e Diana che vinse il Viareggio nel 1996 allenò in Salento proprio l’anno dopo quel trionfo: «Quando ho saputo del sorteggio mi sono emozionato»
Luca Chiarini

Luca Chiarini

Giornalista

Cadregari nel 2008, ai tempi in cui allenava il Lecco - Foto New Reporter Spada © www.giornaledibrescia.it
Cadregari nel 2008, ai tempi in cui allenava il Lecco - Foto New Reporter Spada © www.giornaledibrescia.it

Brescia e Casarano sono due delle squadre del cuore di Adriano Cadregari: con la prima vinse il Torneo di Viareggio nel 1996, alla guida di un gruppo di talenti nel quale spiccavano Andrea Pirlo e Aimo Diana, e fu quel trionfo a dargli l’opportunità di tornare ad allenare in C1, proprio nel Salento: «Devo dire che quando ho saputo che si affronteranno nei play off mi sono emozionato. È stato come fare un tuffo nel passato».

Cosa deve temere il Brescia in questa doppia sfida?

«Non ho visto tutte le partite del Casarano, ovviamente, ma ho amici di quelle parti che mi tengono aggiornato. È una società forte, che negli ultimi due o tre anni ha ottenuto risultati importanti sul campo. L’allenatore è molto preparato, e loro hanno l’atteggiamento di chi non ha paura di giocarsela, anche in trasferta. L’impresa di Renate sta lì a dimostrarlo».

Un'esultanza di squadra a Renate - Foto Casarano Calcio
Un'esultanza di squadra a Renate - Foto Casarano Calcio

Attenzione massima, dunque.

«Certamente. È un gruppo che ha coraggio, nel secondo turno dei play off del girone ne ha fatti addirittura cinque al Cosenza. Poi magari capita che perdano in casa col Renate e la ribaltino nella partita successiva. Sono imprevedibili, e dunque da affrontare con rispetto».

A livello ambientale, invece, cosa bisogna aspettarsi?

«Casarano conta poco meno di ventimila abitanti. Ho allenato lì, e per me il pubblico era eccezionale, ma è evidente che si parli di un bacino decisamente ridotto rispetto a quello di Brescia. Il pubblico è molto legato alla squadra: in questo sono straordinari, sempre composti con gli avversari. E credo che l’ottimo andamento degli ultimi anni abbia ulteriormente rafforzato questo senso d’appartenenza».

È una sorta di partita del cuore per lei?

«Premetto che mi affeziono a tutti i posti in cui alleno. Però sì: Brescia e Casarano, insieme a Siracusa, sono le società che risvegliano in me le emozioni più forti. Brescia in particolare mi ha rilanciato in un momento calcisticamente non semplice».

Quindi per chi farà il tifo?

«Intanto le dico che il 20 maggio vorrei godermela al Rigamonti, spero di riuscirci. Rispondo con onestà: da quando alleno non faccio il tifo più per nessuno. Mi siedo in tribuna e provo naturalmente simpatia per la squadra che mostra più coraggio e specula meno. Mi sarebbe piaciuto trovarle in finale, peccato. Mi accontento del fatto che una delle due passerà sicuramente il turno».

Il Brescia può vincere questi play off?

«Corini è un tecnico di altissimo livello, lo conosco bene. E pure l’ambiente è da categoria superiore. Sulla carta è favorito, e ha le carte in regola per giocarsela fino alla fine. Poi sappiamo che il campo racconta sempre la sua verità».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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