Calcio

Union Brescia, feeling da trovare con le situazioni da calcio piazzato

Fabrizio Zanolini
C’è ancora tanto potenziale nascosto da sfruttare per trovare sempre di più la via del gol
La forza del gruppo - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
La forza del gruppo - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
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C’è un tesoretto che Balestrero e compagni sono bravissimi a mettere insieme in ogni partita, e che ora devono imparare a investire per farlo rendere. Il tesoretto non messo a reddito è consistito fin qui da cinquanta opportunità «da fermo» non sfruttate. Perché sono proprio 50 tondi i calci d’angolo che l’Union Brescia, nelle prime nove partite del campionato andate in archivio, ha avuto a disposizione nelle varie partite giocate.

Una media di quasi sei corner a match, seppur droghino la statistica i 17 (a zero!) tirati contro il Novara. Tanti. Troppi senza riuscire a concretizzarne alcuno per una squadra come quella di Aimo Diana che ha tutte le caratteristiche per farsi valere sulle palle inattive offensive, ma che fin qui non ha mai saputo sfruttare queste situazioni.

Anche il gol del momentaneo 1-1 a Meda con il Renate a firma di Maistrello è arrivato sì dopo un’azione d'angolo, ma De Maria aveva toccato corto per Di Molfetta che, dopo aver saltato un difensore ed essersi avvicinato al lato corto dell'area pescava con il contagiri la testa di Tommy in area. E questo è un conteggio che tiene conto solo dei tiri dalla bandierina e non delle palle messe in area direttamente da calcio di punizione, anche quelle come le altre rimaste non concretizzate.

Attenzione: questa non vuole essere una critica alla vena realizzativa dei biancazzurri che, con 17 gol all’attivo, vanta il secondo miglior attacco, con una sola rete di differenza in meno, dietro il Vicenza. È solo un dato di fatto che stride con le caratteristiche, anche fisiche, di alcun giocatori della rosa, in grado appunto di togliere qualche castagna dal fuoco anche in quelle situazioni, soprattutto in partite complicate da sbloccare per l’eccessivo atteggiamento difensivo delle avversarie.

Attitudine

Atteggiamento che, come comunque ha voluto sottolineare mister Diana al termine della vittoriosa gara con la Pro Patria di domenica scorsa, è spesso incentivato dalla grande spinta del Brescia, oltre che da un’impostazione particolarmente prudente adottato dai tecnici avversari già nell’undici iniziale, consapevoli della forza dell’Union. Ecco perché, come il tiro da fuori al quale (finalmente) s’è ricorsi per stappare la gara allo «Speroni» contro una Pro che raramente ha portato tre uomini nella metacampo bresciana, urge provare a sfruttare qualche palla da fermo per magari indirizzare il prima possibile partite che tendono a complicarsi man mano che passano i minuti.

Lo insegnano anche le dirette antagoniste come il Vicenza che ha avuto ragione della Virtus Verona solo grazie ad un’incornata su palla proveniente da un calcio di punizione nei pressi del vertice d’area, senza essere dominante come invece l’Union è stato con il Novara senza capitalizzare nessuno dei 17 corner. Per dirla alla Diana, «spesso, indipendentemente dall’andamento del match, sono i dettagli e gli episodi a fare la differenza». Sfruttare di più le palle inattive diventa quindi una risorsa da far rendere al meglio, in special modo in alcune (sempre più frequenti) partite «sporche». Salvo essere dominanti e autoritari come a Busto Arsizio. In quel caso, il tesoretto può anche restare «bloccato».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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