Questo, è ancora il momento di intuirli e immaginarseli i piani del Brescia. Regna il silenzio, che un po’ somiglia al buio: quello nel quale è rimasto immerso il finale della scorsa stagione e dentro il quale sta nascendo la nuova. Qualcosa raccontano certi fatti: il club si è separato, anche se non è mai arrivato l’annuncio, da Inzaghi e cerca di fare lo stesso con Corini (per il quale non è nemmeno mai arrivato l’annuncio di esonero) col quale si lavora a una faticosa intesa per una risoluzione. È un obiettivo per il quale Massimo Cellino sta cercando di farsi dare un’ultima mano, per poi liberarlo, da Francesco Marroccu prima di un’altra separazione, quella dal direttore sportivo che non ha deciso di lasciare perché lo aspetta il Verona, ma perché nonostante quelle che erano le premesse, non ha più una visione comune con il presidente: per entrambi, nonostante i punti di vista siano differenti e in Cellino prevalga l’arrabbiatura, si tratta di una nuova dolorosa separazione.
Cosa sarà
La variabile rispetto al passato, potrebbe essere quella di un addio morbido. Giorgio Perinetti è già pronto a tornare in sella, ma Cellino non ha particolare fretta di sistemare questa casella dirigenziale: tutte le operazioni che contano, dopo la parentesi Marroccu, tornano infatti nelle mani del presidente del Brescia che dopo aver scelto per tempo l’allenatore, Pep Clotet, si occuperà in maniera esclusiva anche del mercato. Come già l’estate scorsa e come sempre se il diesse di turno non è Marroccu. Non c’è notizia insomma. Se il silenzio, un po’ snervante, è l’ormai sottofondo classico del Brescia dentro un contesto d’attesa, anche di chiarezza, ciò non significa comunque che ci sia immobilismo. Il cantiere è avviato e Cellino, pur caricato del peso di un’inchiesta giudiziaria dai possibili sviluppi imminenti (l’udienza al Riesame dovrebbe essere fissata entro luglio), viene descritto battagliero e con le idee già ben delineate nella sua testa sul tipo di Brescia che dovrà essere. Certo, non sarà un Brescia che si metterà a fare a gara con budget fuori di testa dentro una serie B con almeno una decina di squadre dalle proprietà che, volendo, tutto possono: l’obiettivo sarà essere competitivi mantenendosi in linea con le spese.




