Stadi e Covid, le soluzioni andavano trovate per tempo

Il calcio italiano e i suoi massimi rappresentanti in giacca e cravatta assomigliano sempre più a quel ministro della propaganda di Saddam Hussein che teneva conferenze stampa con davanti a centinaia di microfoni e mentre riferiva tronfio che le sue truppe stavano respingendo trionfalmente ogni velleità degli americani si sentiva il rumore delle bombe che spianavano le città e quasi i calcinacci che cadevano dai muri del suo improvvisato salone delle conferenze.
I «nostri» sono convinti basti scrivere tre righe di comunicato il giorno della Befana e mettere in sicurezza ciò che avrebbero almeno potuto tentare di fare quattro o cinque settimane prima. Qualche fatto, prima delle opinioni. Il Bayern Monaco, non il Roccacannuccia, gioca a porte chiuse in Baviera da dicembre. Sia in campionato che in Champions League (Bayern-Barcellona). Che significa giocare a porte chiuse? Significa che si considera impossibile, anche in una terra dove mediamente le regole vengono fatte rispettare più che altrove, gestire un flusso di persone di quella portata senza correre seri rischi. Diciamolo senza timore: in alcuni settori degli stadi la mascherina non la mette quasi nessuno e non bisogna essere virologi per capire che se questi smascherati cantano per un’ora e mezza incitando la loro squadra allora il rischio di accendere focolai è altissimo.
Ho assistito al concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia. A parte i solisti, che erano in posizione distante dall'orchestra, tutti gli altri erano mascherati. E il coro ha cantato per due ore con la mascherina. Ambiente chiuso, mi rendo conto, ma non ammassati come ho visto nella curva dell’Inter durante le partite di Champions. Siccome non può essere sempre e solo colpa di dirigenti e tifosi, parliamo dei signori calciatori. Quelli che durante le vacanze di Natale ci hanno tenuto a far sapere a tutti di quanto fossero belli appiccicati nei loro cenoni. Per tacere di quel gruppone che è andato in quel tal emirato e solo grazie al fatto che qualcuno è meno uguale di altri (a proposito del tanto citato Marchese del Grillo in questi giorni sul caso Djokovic) ha potuto far rientro in Italia senza passare dalla quarantena in hotel nel Golfo. I contagi tra i calciatori di serie A sono stati il motivo che ha ingolfato la macchina. Non altro.
@Sport
Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.
La variante Omicron la «conosciamo» da novembre. Se la Lega Calcio avesse predisposto non dico un piano B ma almeno la bozza di un piano «A2» da sottoporre al Governo a metà dicembre in previsione di qualcosa che era ampiamente immaginabile oggi non staremmo rincorrendo le Asl, i Tar, la cabina di regia e il tavolo tecnico di mercoledì. È inutile citare sempre a vanvera il modello inglese se poi nessuno degli attori protagonisti cede un millimetro del proprio sottopotere. Mettere per iscritto che per la regolarità della partita basterà mandare a referto 13 bipedi purché contrattualizzati significa demolire per sempre la reputazione di una serie A. Che si lamenta sempre di riceve meno soldi rispetto alla Premierleague ma non si chiede mai davvero perché.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
