Brescia, Corini: «Gol sporchi e cattiveria: è la mentalità giusta»

Approccio perfetto per personalità, rapidità, determinazione, cinismo sottoporta. Tutte qualità che, riportate ad Eugenio Corini in sala stampa, trovano il consenso e la risposta pronta del tecnico: «Ma è stata la stessa partita fatta con il Renate, solo che stavolta i gol li abbiamo fatti».
L’analisi
Già, gol a raffica in un primo tempo a senso unico: «D’accordo, ma anche nel secondo tempo siamo partiti bene creando i presupposti per il quarto gol. Poi sono stati bravi loro a fare il 3-1 e lì potevamo gestirla meglio: è subentrata un po’ di ansia di vincere e non deve succedere. Quando abbiamo ribassato il ritmo e ricontrollato il gioco abbiamo fatto buone cose, non dobbiamo avere paura a fare le giocata. Ma la squadra è stata “dentro”, ha retto. Ed era importante. La prestazione, la voglia di vincere, la cattiveria agonistica ci sono state, e questo mi soddisfa molto».
La mentalità
Con la Virtus Verona poteva essere il classico trappolone. L’atteggiamento giusto l’ha evitato: «La costruzione di una mentalità passa dal rispetto dell’avversario: il blasone non ti fa vincere le partite. In campo bisogna mettere solidità mentale, equilibrio, testa, qualità. È su queste cose che stiamo costruendo un’idea che ha bisogno di tempo, di recuperare giocatori per creare un ambiente empatico. Tutti vogliamo il prima possibile giocare in un’altra categoria: quest’anno sappiamo che ci dovremo provare tramite un’appendice e ci stiamo preparando per affrontarla al meglio. Sono contento di come stiamo affrontando l’emergenza, ma tutto passa attraverso degli step che dobbiamo passare di volta in volta».
L’atteggiamento e i cambi
Si torna sul perché non sempre l’approccio è stato come quello di mercoledì sera: «Perché non sempre l’avversario te lo consente. Ma comunque, anche con la Giana avevamo fatto gol dopo 10’... Certo, un impatto iniziale così è ottimale: volontà di spingere, di creare. E poi mi piace la voglia di andare in area, di cercare il gol “sporco”. Perché il gol sporco vuol dire cattiveria, voglia: stiamo lavorando molto su questi aspetto, fondamentale per creare mentalità».
Sui cambi un po’ tardivi, ribatte: «Non volevo dare un segnale sbagliato, volevo che la squadra rimanesse dentro la partita». Poi, un occhio ai singoli: «Crespi? Volevamo un attaccante con queste caratteristiche. Gli sto addosso perché lo spingo a dare il meglio, convinto che abbia margini molto alti. Vido? Il sintetico di Novara non è stato utile… Andiamoci con cautela, come per altri ragazzi. Lamesta? Non lo conoscevo, ma quando me l’ha segnalato un mio collaboratore, l’ho studiato e mi è piaciuto subito: ragazzo qualitativo, di personalità, che si è costruito la carriera giorno dopo giorno, con lavoro e umiltà».
Il protagonista

Il suo gol ha spianato l’autostrada che il Brescia, in un tempo, ha percorso a massima velocità. Un colpo di testa da manuale, per Frederik Sorensen: «In effetti, tra i difensori centrali, mancavo soltanto io. Sono contento di essere riuscito a dare il mio contributo». Il danese ha voluto dedicare il gol ai compagni infortunati che stavano assistendo alla partita da bordocampo: «Mi è venuto spontaneo. Avremo bisogno di loro molto presto», sottolinea.
Commentando il suo gol, Sorensen tesse le lodi di De Francesco, che «ha messo una gran palla. Siamo soddisfatti, perché abbiamo aggredito da subito la partita e abbiamo segnato tre reti in pochi minuti, cosa che non accadeva da un po’. Abbiamo lanciato un bel segnale».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Sport
Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.




































