Il segreto è tutto lì, in quello che non puoi toccare ma che nelle giuste condizioni ti trasporta. Eugenio Corini lo chiama «spirito», ma è molto di più: è coesione, voglia di non arrendersi alle difficoltà. Tutte virtù forgiate dagli acquazzoni che hanno inzuppato il Brescia nei mesi solcati dall’emergenza: «Quando parlo di sogno mi riferisco proprio a questo: fa mettere quel pallone a Valente, che probabilmente giocava in un contesto simile per la prima volta nella sua vita. E fa fare un gol così a Crespi. Questi sono gli ingredienti, che si sommano all’organizzazione e all’attenzione».
L’analisi
Già, perché il Brescia visto a Salerno è stato soprattutto questo: una squadra quadrata, solida dietro e caustica davanti. «Abbiamo fatto un ottimo primo tempo, ma pure nel secondo abbiamo gestito bene – aggiunge Corini –. Peccato per il gol subito, perché è scaturito da una situazione nella quale eravamo in controllo. C’è stata una piccola disattenzione che abbiamo pagato a caro prezzo».
La sua Union è riuscita ad andare oltre. Per lunghi tratti ha palleggiato con qualità, togliendo riferimenti alla Salernitana. Merito di un piano partita svolto con grande applicazione da chi era in campo: «Mettere un centrocampista in più non voleva assolutamente essere una mossa difensiva. L’obiettivo era tenere il pallino e farli correre a vuoto, perché sapevamo che avrebbero avuto difficoltà ad accorciare. Direi che ci siamo riusciti».

I singoli
Eppure, fino all’ultimo, il tecnico ha avuto la tentazione di lanciare Valente, che ha consegnato l’assist a Crespi da subentrante: «È così, perché in questi giorni l’avevo visto molto brillante e ora abbiamo bisogno di energia. So cosa può darmi uno come Maistrello, Vido ha fatto mezz’ora col Casarano. In questo momento la squadra si riconosce nell’assetto che abbiamo adottato».
A proposito di gente preziosa, ora c’è da fare i conti con l’apprensione per Rizzo: «Di lui si parla poco, ma è un ragazzo straordinario, molto sottovalutato. Mi auguro non sia nulla di grave, altrimenti proveremo a ovviare alla sua assenza, come abbiamo fatto qui con Marras». Il ritmo forsennato di questi play off mette in calendario il ritorno al Rigamonti già mercoledì: «Dobbiamo fare un’impresa, tutti insieme – l’appello di Corini –. Questa squadra merita di trovare uno stadio pieno che la spinga, esattamente come ha fatto l’Arechi». La sensazione è che queste parole non siano destinate a cadere nel vuoto.




