Calcio

Per il Brescia c’è un problema secondi tempi: non segna e subisce sempre

Con la gara di Cosenza salgono a 10 di fila le riprese senza gol e sono 14 le reti prese negli ultimi 15’
Il Brescia dopo la sconfitta a Cosenza - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Il Brescia dopo la sconfitta a Cosenza - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
AA

La testa bassa di Andrea Cistana, seduto da solo su una poltroncina dell’aeroporto di Lamezia Terme. Il lungo conciliabolo, in attesa del volo, tra Rolando Maran e Dimitri Bisoli. Lo stranimento generale, nella delusione, del resto del gruppo. Quante ne abbiamo già viste e descritte di scene così? Nelle ultime tre annate, eccezion fatta per la parentesi dall’inverno alla primavera nella stagione scorsa, decisamente troppe. E quando la storia si ripete così troppo spesso e male, è il segno tangibile che i mali e i veleni, ma questo ci è già chiaro da un bel po’, sono in un’aria insanabile. E più che curare la malattia, ormai cronica, che ne deriva, si può soltanto agire sui sintomi per evitare un tracollo chiamato retrocessione.

Ognuno, ci mette del suo. Anche dall’esterno: le malefatte arbitrali non si contano più. E viene da interrogarsi anche sulla debolezza «politica» di un Brescia relegato ai margini della geografia del pallone, anche per le scelte di campo sui tavoli che contano di un Massimo Cellino che nei tempi recenti non è mai riuscito a piazzare il suo Brescia sul carro giusto. Magari stiamo andando oltre nelle letture, ma quando le situazioni scappano di mano è inevitabile allargare il campo delle riflessioni estendendolo a 360° e uscendo dal periodo del campo. Di certo c’è una sgradevole sensazione di mancanza di rispetto.

Tuttavia, il calcio come la vita è per il 10% ciò che ti accade e il restante 90% come reagisci, per quanto ci siano accadimenti e accadimenti che possono modificare le percentuali. Ma insomma: il concetto è che i margini per incidere e non piegarsi esistono e sono ampi. E il Brescia purtroppo non restituisce l’idea di una squadra in grado di fare di tutto per rovesciare un destino al quale non può e non deve consegnarsi perché per quanto siano allucinanti le occasioni perse per strada, questo resta ancora – incredibilmente – nelle proprie mani.

Analisi

Se col Mantova l’errore di arbitro e Var al 90° è stato pesantissimo, si sarebbe potuto comunque fare qualcosa per arginare quel peso. E se col Cosenza un mancato rigore, una mancata sanzione a Sgarbi e altre discutibili decisioni non sono passati inosservati, anzi, l’espulsione di Cistana, reo di un fallo senza senso difficile da scontare a un giocatore così esperto e rappresentativo, stavolta ha pesato molto di più. Ed è una situazione che richiede un mea culpa, più che strali riferiti a torti.

L'allenatore del Brescia Rolando Maran - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
L'allenatore del Brescia Rolando Maran - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Viene poi difficile chiudere gli occhi e ricondurre tutto agli episodi a commento di una partita conclusa con zero tiri in porta contro un’avversaria di incredibile modestia, ma al cospetto della quale il Brescia non è stato tanto meglio per espressione. Eppure, nel poco contro poco che è stata la partita in Calabria, c’erano i presupposti per vincere. Presupposti che il Brescia ha smontato da solo, senza interferenze esterne. Soprattutto, uscendo dal caso di specie dell’ultima gara, e da un pari al gusto di sconfitta, non si possono chiudere gli occhi di fronte alla decima partita consecutiva (ma escludendo la parentesi Bisoli senior sotto Maran il conto sale a 13 partite) senza segnare un gol (l’ultima volta fu in casa col Cosenza in una partita comunque persa) nei secondi tempi. Ma non solo: si aggiorna il dato del Brescia squadra che, al contrario, subisce come nessuno negli ultimi quarti d’ora dei match.

Il conto

Salgono a 14 i gol presi (che corrispondono a 12 punti persi) in quel lasso di tempo. Di questi 14 gol, 6 sono arrivati nel recupero per 6 punti scialacquati. Tre dei quali nelle ultime due gare, due scontri per direttissima. Questi numeri sono sentenze e accendono un faro su fragilità, incapacità di osare quando serve e di ritrarsi (solo) quando serve, e ora forse anche su un deficit fisico. Sta di fatto che durare metà partita non basta. Il Brescia e il suo allenatore hanno sulle spalle uno zaino pieno di quelli che in principio erano sassolini e che sono diventati macigni: il carico è tosto, ma bisogna trovare il modo di scaricarlo per affrontare 5 partite nelle quali mettere insieme 7-8 punti.

L'uscita dal campo di Cistana dopo l'espulsione - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
L'uscita dal campo di Cistana dopo l'espulsione - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Nelle premesse abbiamo ricordato l’aria malata: tutto è chiaro per tutti, comprese le lacune pure numeriche di questa rosa. Ma ugualmente non possono esserci alibi per nessuno. Questo campionato così generalmente mediocre si decide principalmente con la personalità e con la testa: di certo con armi diverse dalla tecnica che è optional per la maggior parte delle squadre. E sta di fatto che con la Reggiana o si vince o si perde tutto. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Sport

Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.